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domenica 16 giugno 2019

ALSlogograndeORIG-2018

RICORDANDO TIGRINNA
https://www.luciani.in
 - realizzato da Antonio Luciani - 63100 Ascoli Piceno (Italia) - Via Bellini 11 - tel. 0736 251092 - e-mail: info@luciani.in - © ALSoft 2012-2019

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Ricord-Tigr-fondo-lilla

...e la nostalgia delle voci nel deserto lontano

La pagina della poesia di... Ada Claut

Sottomenù:

Un'altra pagina per... Ada Claut

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Ada2
Presentaz

Mi chiamo Ada CLAUT. Sono nata nel 1945 a Suk el Giuma, località della Libia situata a 5 km a est di Tripoli.

Mio padre si chiamava Vincenzo Claut e mia madre Luisa Poli. La storia della mia famiglia, in Libia, inizia nel 1939 nel Villaggio Maddalena in Cirenaica e continua a Sidi Mesri, Miani, Suani Ben Adem e Ain-Zara.

E infine dopo tanto peregrinare, nell’aprile del 1955 lasciamo definitivamente la Libia per fare ritorno in Italia, portandoci via ricordi d’immagini impregnate di “vissuti” che non ci abbandoneranno più.

Pagina-Stretta

Ada

CLAUT

Documenti

...tutto ciò che per noi ha un valore simbolico e perciò inestimabile!​

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MIANI-portaritrattoconlimmaginediunaMadonnaGLIBROdiARABO-G-CorniceLIBIA-francobollianni60-GINTRODUZIONElibrodiaraboG
La prima pagina......del mio  libro di Arabo
FrancobolliAlcuni francobolli della Libiain uso nel periodo che c'eravamo noi
Il libro di AraboQuesto era il mio libro di testo di Arabo
Un prezioso e caro ricordoLa "mia" Madonninaad Ain-Zara
ComeEravamo

Le testimonianze, attraverso le foto, della nostra vita in Libia...

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AinZara-Lamiacasasullosfondo2-G-CorniceAinZara-GruppoFam-G-corniceAinZarafotogruppodavantiallascelementare2CORNICEAinZara-cornicionescuolasuore2Gcornice

 La nostra Tripoli...

​Sul cornicione della scuola​Ain Zara:  una foto fatta sul cornicione della scuola tenuta dalle suore. Ci sono anche le mie due sorelle più grandi​
Scuola di Ain-Zara​Foto di gruppo davanti alla scuola elementare, c'è anche il mio maestroAntonio Mammone
​​Foto di famiglia ad Ain-Zara​da sin.: Dino Genitrini e sua madre, mia sorella Iolanda con il figlio Aldo, mia madre con la mia sorellina Franca in braccio, mia sorella Anita e il nipotino Luciano in bracciodavanti: io, tra i miei fratelli Vittorio e Mario​
Sullo sfondo: la mia casa ad Ain-Zara​La donna in primo piano è Carmelinda Moretto, sorella di mio cognato, con due bambini che non conosco

di Sergio DISCO

(video inviato da Aldo Bassani)

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papaeoperai2-Gmammaepapa-Suani2corniceAinZara-MiasorellaeisuoceriMoretto2corniceG
Ain-Zara - Mia sorella e i suocerida sin.: Agnese Moretto, suocera di mia sorella, mia sorella Iolanda in abito chiaro. Davanti a lei il suocero Luigi Moretto, gli altri sono amici (credo fam. Baldoni)
Sotto alla tamerice​...Mamma Luisa Poli e papà Vincenzo, sotto alla tamerice davanti alla nostra casa a Suani ben Adem...
​​​Papà con i suoi operai arabi a SuaniPapà Vincenzo e un gruppo di operai arabi, Rocco Luciani e mio fratello Vittorio con la cartucciera a tracolla...
Servigliano-IoelamiamadrinailgiornodellaCresima1GcorniceLeptisMagnaMiarorellaAnitaelesorelleSerafin2-ridottoLeptisMagna-GruppoconmiasorellaAnita-GcorniceAinZaraAnitaesorelleSerafin2corniceG
Foto ad Ain-Zarada sin.: Lucia Serafin, mia sorella Anita, ???, Onorina Serafin, ???, Marisa Serafin accosciati: ???, mio fratello Vittorio
A Leptis MagnaMia sorella Anita, in gita con le sorelle Serafin e mio fratello Mario, seduto, davanti
​​A Leptis MagnaMia sorella Anita, in gita con le sorelle Serafin
Con la mia madrina​In Italia, a Servigliano (AP), con la mia madrina, il giorno della Cresima...

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testo-1283

Schegge

I nostri ricordi intrisi di profonda nostalgia, così come vengono alla penna... spontaneamente!

UN SOFFIO DALLA MIA LIBIA...

Chiudo gli occhi e nel “Libro della Memoria” cerco il GRANDE albero di Suani Ben Adem, la TAMERICE che troneggia davanti alle tre abitazioni, strette una all’altra, come difesa sicura agli abitanti. La guardo come si osserva un amico cercato e ritrovato improvvisamente… sì, C’E’ TUTTO!!! La rivedo lì, maestosa, unica, con grandi e lunghi rami. Il tronco rugoso, segnato dal tempo, lascia trapelare l’età non più giovane.

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Mi abbandono allora ai ricordi e improvvisamente mi ritrovo sotto la sua fresca ombra che dona ristoro a piccoli e grandi nelle ore più calde e infuocate del giorno. Nella giusta stagione, accoglie i raccolti di uva straordinariamente zuccherina che dopo poche ore già emana il suo tipico profumo di mosto; alla vendemmia si alterna la raccolta di svariati tipi di corpose mandorle e di gustosi e profumati agrumi. Quando il giorno cede il passo alla notte, la tamerice si trasforma in manto impermeabile alla rugiada e dona la sua protezione ai vari raccolti di stagione.

 

 

 

Di sera gli adulti, sotto i suoi rami, si attardano a raccontarsi il loro “Quotidiano”, intriso di fatica, qualche preoccupazione e tanta serena solidarietà, mentre noi bambini ci rincorriamo giocando a “nascondino” o, con i vecchi cerchioni di biciclette e un bastone, ci trasformiamo in piloti di auto veloci…

CHI E’ PIU’ FELICE DI NOI !?!?!

Si va avanti a giocare fino agli ultimi sprazzi di luce del giorno, poi stanchi ci “accoccoliamo” sulle ginocchia morbide della paziente mamma e ci abbandoniamo ad un riposo tranquillo che continuiamo, portati in braccio, nel nostro letto con lo scricchiolante materasso di  foglie di mais.

Il silenzio regna!!! Prima di abbandonare i ricordi do un ultimo sguardo alla grande chioma dell’albero e intravedo il fiasco, avvolto da pezzi di sacco bagnato , che mio papà appende ogni sera ad un ramo per avere l’acqua fresca…non c’è il frigorifero, non arriva la corrente; Il lume a petrolio ci accompagna in ogni stanza e la sua luce, proiettando le ombre sul muro, avvolge ogni cosa di mistero.

Insisto a guardare tra i rami, cerco i suoi occhi inquietanti ,dove li ho incrociati la prima volta, ma non li vedo…si sarà mimetizzato con la notte, il CAMALEONTE!

Tutto tace, ma i ricordi insistono, vogliono riprendere vita e cercano, cercano i volti e le voci…​​

Lisa, dove sei? Dai giochiamo ancora un po’… No, mamma mi chiama... è buio… ho paura! Non ti preoccupare, ti accompagno io. Già, ma chi accompagna te?...

Facciamo così: tu mi guardi e io corro! E con il cuore in gola, per la paura, corro a casa gridando: ”Mamma!... Mamma!…” mentre Lisa da lontano mi saluta e chiude la porta.

Il turbinio di ricordi si sta trasformando in nostalgia della vita sotto il grande albero che con i suoi lunghi ed estesi rami delinea lo spazio che spontaneamente si trasforma in piazza, la nostra piazza. La piazza degli incontri, degli scambi, dei giochi, del lavoro… della VITA!

Ada Claut

                                     21 giugno 2014

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LA MIA MEMORIA A "BRIGLIE SCIOLTE"

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LA MIA MEMORIA A "BRIGLIE SCIOLTE"

 

 I LUOGHI

Oggi, forse sono più fragile di altri giorni o forse più forte e più “viva” che mai. Sento che devo lasciare libere “le briglie” della memoria: sapori, suoni, profumi, immagini si susseguono in un turbinìo che lascia poco spazio alla ragione. E’ il cuore che manda messaggi intrisi di forti emozioni… eccoli i ricordi di quella terra LASCIATA ma MAI ABBANDONATA: la Libia!

SUK el  GIUMA di te non ho ricordi d’immagini, per te e per SIDI MESRI ho gratitudine per avermi dato la ”benvenuta” su questa terra.

Di te MIANI, ricordo il lungo viale di alberi di eucalipto che portava fino a Tripoli e che ogni giorno percorrevo, accompagnata dal mio papà in calesse, per raggiungere l’asilo gestito dalle suore, dove ho iniziato a scoprire “il mondo dei perché” dei bambini. ­

Lì, infatti, ho iniziato a sviluppare la fantasia e la creatività. Di quel periodo conservo ancora un porta ritratto, a forma di stella con l’immagine di una Madonna. Ricordo il carrubo nel cortile della scuola con i suoi dolci frutti e dove, per una marachella, sono stata legata a un suo ramo… Care suore, non ricordo perché ho meritato quel castigo ma ricordo che non sono rimasta ad aspettare di essere slegata da voi. Mi sono ripresa la libertà slegandomi da sola e, a vostra insaputa, con piena incoscienza mi sono inoltrata, sfidando i pericoli, nel lungo viale fino a raggiungere l’azienda Nicolini dove si trovava la mia casa e dove la mia mamma sorpresa e incredula si chiedeva cosa potesse essere successo.

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Poco dopo, due suore, preoccupate e dispiaciute per l’accaduto, vedendomi, tirarono un respiro di sollievo e con uno sguardo di rimprovero e un forzato sorriso mi dissero: ”Non farlo più!”. Nascosta dietro la mia mamma, dentro di me, rispondevo: ”Però… anche voi!”

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MIANI, “terra” fertile. Mi rivedo tra gli alberi rigogliosi e generosi di squisita frutta. Le mani esperte di mio papà avevano ottenuto, con particolari innesti e con anni di anticipo rispetto al tempo in cui sono diventati frutti comuni, i primi mandaranci, limoni “dolci,” nespole eccezionali… lì ho imparato a raccogliere e a mangiare i fichi d’india senza riempirmi di spine: all’apice di una canna di bambù veniva posto    e fissato   un  barattolo che  veniva usato per  incastrare

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Il mio papà Vincenzo

nel nostro frutteto a Miani...

 

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il frutto e poi con un colpo secco si staccava

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Io a 5 anni, mentro colgo un frutto

nel nostro frutteto a Miani...

 

dalla brattea, quindi  nell’acqua veniva spazzolato per perdere le spine e infine, con coltello e forchetta, sbucciato  e  gustato. La frutta coltivata a Miani è rimasta nella mia memoria olfattiva e gustativa per la particolarità dei sapori… mai più riprovati!​

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MIANI - Un gruppo di ragazze

tra le quali le mie 2 sorelle...

 

SUANI BEN ADEM

Una strada sterrata, coperta di mallo di mandorle, era il tratto che portava da quella principale, Tripoli - Garian, a casa mia nell’Azienda Paloschi, a qualche chilometro dal centro di Suani.

Una grande Azienda agricola con agrumi di ogni tipo, coltivazione di mandorle, gelsi, ortaggi vari e abbondanti raccolti di grano, orzo, uva, questo era l’ambiente attorno alle tre abitazioni unite e occupate dalla nostra famiglia, da quella di Peppino Luciani e da un anziano che abitava da solo perché le sue figlie lavoravano e abitavano a Tripoli.

Noi bambini avevamo tanto tempo per sognare, fantasticare… GIOCARE. I nostri giocattoli erano gli alberi, la sabbia, i sassi, gli animali, gli oggetti e gli indumenti smessi dagli adulti e… perfino le nuvole! Quanta creatività e quanta sana e serena allegria ispirava i nostri giochi: ritengo che i due anni trascorsi a Suani abbiano messo le basi per formare il mio carattere e l’ottimismo sostanziale che ha sempre accompagnato la mia vita. Mi rivedo ruzzolare sulla duna dalla sabbia bollente e sento ancora il solletico che mi procurava i suoi granelli, scorrendo tra le dita dei piedi che erano sistematicamente scalzi e nudi.

SfondoTigrinna

Come dimenticare il silenzio di certi momenti trascorsi a sognare ad occhi aperti con il naso che sembrava toccasse il cielo, dove le nuvole si animavano e diventavano draghi, angeli, monti… tutti i personaggi che la fantasia del momento suggeriva: altro che cartoni animati o giochi elettronici inventati da adulti! Lì eravamo noi a interagire con le cose e gli animali e, con la fantasia, a creare con poco il nostro divertimento.

L’ESSENZIALITA’ come valore di vita, l’ho imparato durante l’infanzia trascorsa in Libia.

Gli adulti con le loro occupazioni ci aiutavano a vivere le giornate in modo attivo: eravamo spettatori attenti e interessati quando vedevamo preparare la legna che sarebbe diventata carbone o quando avveniva la trebbiatura o la raccolta delle mandorle che richiedeva la sbucciatura del mallo. 

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La mia famiglia e la famiglia dei nostri vicini, Luciani, a Suani ben Adem...

da sin.: Lisa (mia compagna di giochi), Peppino Luciani, Rocco Luciani, Vanda Luciani,

mio fratello Vittorio, alle sue spalle mia sorella Anita, Nenella Luciani,

mia mamma Luisa con la mia sorellina Franca in braccio, davanti io (Ada) e mio fratello Mario,

dietro mio papà Vincenzo e, ultima a destra, mia sorella Iolanda

In quell’attività i bambini erano invitati ad aiutare gli adulti che poi li avrebbero ricompensati con qualche soldino. Con le prime poche monete che anch’io ho guadagnato, ho  potuto  comprare  la mia prima collanina  di vetro, color  amaranto, da un venditore  ambulante,  passato per caso davanti alla nostra casa. Quella collana mi ha fatto sentire grande (avevo forse poco più di sei anni) non solo perché la indossavo, ma perché in quel momento ho capito l’importanza del lavoro: guadagnando potevo esaudire i miei desideri. Più tardi ho capito anche che è importante per realizzare la propria dignità. 

Per noi bambini giocare era anche imitare gli adulti nelle loro varie attività quotidiane. La  frase  che  ripetevamo  più  spesso era: ”Facciamo finta di … “ e ci improvvisavamo a fare di tutto, dal

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fingere di fare il pane con acqua e sabbia, al passare la spazzola al cavallo… che non sempre la  gradiva  e  una volta  me  l’ha fatto capire con un bel calcio sull’addome che mi ha lasciato tramortita per un po’… sì, spesso ci si metteva nel pericolo. Una volta sono stata inseguita da un toro al quale avevo tirato un po’ troppo la coda, pensando di farlo spostare da dove si trovava. Un’altra volta, un tacchino da me stuzzicato e preso  in  giro,  si  è vendicato beccandomi un piede, dove mi ha lasciato il segno e l’insegnamento che   anche   gli   animali  possiedono

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Al centro mio padre Vincenzo,

a sinistra Peppino Luciani

e a destra Alì, un aiutante di mio padre

 

Mio padre con Grigio, il suo cavallo preferito

e Zorro, il nostro cane

una  loro  dignità  e  devono   essere  rispettati.

Altro gioco passatempo erano le gare ad arrampicarsi sugli alberi per improvvisate merende a base di more di gelsi, di mandorle e  di  altri   frutti,  diversi  per  ogni stagione, compresi i datteri che appena colti hanno un sapore completamente diverso: da quando siamo in Italia, non li ho più mangiati e devo accontentarmi di quelli seccati e conservati.

A  Suani  ho  frequentato  la  classe  prima  e parte della seconda elementare.  Ripenso  al  primo  quaderno con la

copertina nera e il bordo rosso riempito di aste ///////////, puntini ::::::::……, curve ((((((((( e greche \\\\----____|||| (adesso si chiamano esercizi di pre-scrittura). La prima parola letta e scritta da me è stata RAMARRO: ricordo ancora l’immagine di quel rettile, a me sconosciuto fino a quell’istante, di un bel verde smeraldo che occupava la prima pagina del mio primo libro di lettura. Naturalmente anche a quei tempi il momento più bello della giornata scolastica era la ricreazione fatta all’aperto, in cui consumavamo gioiosi la nostra merenda: per me, di solito pane e frittata e un’arancia o un mandarino. Dopo merenda avevamo ancora un po’ di tempo per qualche gioco libero, poi si ricominciavano le lezioni con il dispiacere di aver lasciato, secondo noi troppo presto, la nostra attività preferita. Il tragitto casa/scuola, avveniva con il calesse trainato da Grigio, un cavallo di razza araba docile solo con mio papà; o con il carro dell’Azienda trainato   da  Stella  una  bellissima  cavalla  con  una  stella

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A sinistra mia sorella con "Nenella" Luciani

bianca in fronte. Con il carro che ci accompagnava a scuola, saltuariamente, si facevano le scorte di acqua potabile (in grossi bidoni), o di alimenti (zucchero, farina, tonno…). Lungo il cammino ero solita osservare e “fare scorta” d’immagini, suoni, profumi…, mentre percorrevamo la strada asfaltata che sprigionava calore e odore di catrame. Il  fruscìo  delle  foglie  di eucalipto, mosse dal ghibli, accompagnava il dondolio del carro fino alla scorciatoia sterrata, dove il dondolio si trasformava in sballottamento, ma ci permetteva, attraversando il mandorleto (spettacolare quando era in fiore), di accorciare i tempi per arrivare a casa e, con l’urgenza di andare a giocare, “divorare”  in fretta tutto ciò che la nostra mamma aveva pazientemente e con cura preparato il pranzo.

Qualche volta mi piaceva andare a mangiare da Lisa Luciani (mia compagna di giochi e vicina di casa) gli spaghetti alla chitarra, fatti dalla sua mamma secondo una tradizione abruzzese e che condiva con un sugo leggermente piccante molto particolare, che lasciando Suani non ho più assaporato perché non era nelle abitudini gastronomiche della mia famiglia.

Tra i ricordi spicca anche l’immagine di Zorro, il nostro cane buono e paziente. Con lui potevamo sentirci tranquilli, ci seguiva e ci difendeva da pericoli di ogni genere, anche dagli scorpioni, neri o bianchi, presenti un po’ dappertutto con il loro morso letale.

Penso che, a questo punto, debba mettere un freno alla memoria perché sono troppi i ricordi che si affacciano. Penso a Her e Bàscera una coppia di sudanesi, marito e moglie, fedeli aiutanti di mio papà. Il dottor Paloschi, proprietario dell’Azienda, il quale aveva grande stima di mio padre per come svolgeva il lavoro e al quale mostrava grande fiducia quando si assentava per i lunghi periodi che trascorreva in Italia;

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Le mie due sorelle maggiori

e a sinistra Wanda Luciani

infine la moglie Regina, alla quale portavo spesso mazzi di fiori, in particolare le Zinnie perché a lei piacevano molto ed io ero felice perché era bello sentirmi dire: “Che meraviglia, grazie Ada!” A questo punto, tutto il “RESTO” dei miei ricordi di Suani ritorna nello scrigno della memoria e da lì usciranno solo quando avrà un senso ricordare e cioè non per nostalgia, ma per farne dono a chi saprà apprezzarne il valore al di là del tempo. 

Ada CLAUT

15 luglio 2014

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Ada CLAUT

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