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Ada

CLAUT

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Il 17 aprile 1955 approdiamo a Siracusa con la  nave  “Argentina”.

Scendiamo  con   tutti 

nostri   bagagli: più

numerosi    quelli  nel

cuore  che quelli reali

distrutti   dall’incuria   

dei  “caricatori”   nel

porto   di   Tripoli    e

degli “scaricatori” in quello di Siracusa.

Italia.!!!... Italia!... Gridavo a voce alta e poi lo ripetevo a bassa voce, mentre con gli occhi cercavo qualche segno che potesse confermare ciò che i nostri genitori ci avevano raccontato e come io, con la fantasia, l’avevo immaginata… ma di lei niente! 

Dopo il trambusto, per le varie pratiche di sbarco… inizia il lungo viaggio in treno. Per noi bambini questa era un’altra grande novità, dopo quella della nave che, per il “mal di mare” sofferto durante tutto il tragitto, avevamo abbandonato molto volentieri. Noi bambini cominciavamo a dare segnali di stanchezza per il “bombardamento” di novità alle quali eravamo stati sottoposti in breve tempo e per le quali non eravamo preparati e abituati.

Io ascoltavo, osservavo e tacevo… volevo vedere l’Italia! Ero frastornata, ma osservavo tutto con curiosità e stupore. La Libia si allontanava sempre più… mentre prendevo coscienza che una parte del mio “mondo affettivo” era rimasto ad Ain-Zara… volevo sentire, dovevo capire bene quello che succedeva perché al mio ritorno (secondo il mio cuore), dovevo raccontare tutto alla mia amica Doris. Dopo tante peripezie arriviamo, di notte, in un luogo  con tanti capannoni e con un muro di recinzione, chiamato…

CAMPO PROFUGHI di Servigliano… ma, dov’era il “Giardino Italia”? Dove i frutteti, tanto sognati, con ciliegie e ogni altro frutto sconosciuto?...

La realtà era TUTT’ALTRO!!!... Capannoni con stanzoni separati da misere coperte,…(le Zeribe erano certamente più rispettose della privacy), una promiscuità da imbarazzo! Ci guardavamo smarriti… papà e mamma si guardavano e guardavano noi come se volessero chiederci scusa per quello che era dinanzi ai nostri occhi, certo non era ciò che loro speravano per noi!  Dentro di ognuno, la domanda era una sola: dove siamo finiti? La separazione che pochi giorni prima era avvenuta in modo lento e doloroso, ora cominciava a mostrare il volto della “nostalgia”: non mancanza ma “presenza” di persone, luoghi, emozioni che tornavano a trovarci dentro… e la speranza ricominciava a farsi strada nei nostri cuori. La speranza che fosse solo un brutto sogno e che da un momento all’altro tutto sarebbe finito… aspettavamo qualcuno che ci dicesse che lo scherzo era terminato e che potevamo… TORNARE A CASA! ...invece no! 

fede, che nella mia mamma era veramente grande.

Ricordo che nel mese di maggio ero rimasta colpita, durante una processione, dal suo volto, con gli occhi umidi di commozione, mentre cantava un inno alla vergine Maria e la implorava per le nostre difficoltà e necessità …rimasi a guardarla  in silenzio, le strinsi forte la mano, volevo piangere con lei… la mia cara mamma!!!

Anche in quel luogo così squallido, il tempo trascorreva ugualmente, per fortuna!

Col passare del tempo, non ricordo come, mi ritrovai tra i bambini destinati alla colonia di Porto S. Giorgio.

Che cosa ricordo di quell’esperienza? Il pensiero fisso a un’altra colonia… quella di Tripoli!… Rimanevo per lungo tempo a guardare l’orizzonte con la pretesa di vedere qualche lembo di quella terra che avevo lasciato da poco e non mi rassegnavo a pensarla irraggiungibile…

Che delusione quando mi dissero che quel mare non era lo stesso che avevo attraversato per giungere in Italia… era l’Adriatico e… non confinava con la Libia!... Dovevo rassegnarmi!…

Al ritorno dalla colonia mi aspettava la bella sorpresa del nostro trasferimento ad Ascoli Piceno. Finalmente una casa, una casa solo per noi! La ricordo luminosa, “calda”, accogliente…adesso cominciavo finalmente a scoprire l’Italia!

Le “scoperte” si  sono andate sommando. Dopo solo un anno abbiamo lasciato anche Ascoli per andare a vivere a Milano …e la Libia?

La Libia è rimasta dentro di me in uno scrigno gelosamente “custodito” …tante volte ho sognato di tornarci, almeno per una vacanza, rivedere quei luoghi… in silenzio,” a tu per tu”…riconoscere “qualcosa” che avevo abbandonato troppo in fretta, ...risentire profumi e gusti …risentire suoni: la voce del muezzin che richiamava alla preghiera, la musica lenta che come una nenia accompagnava lo scorrere del tempo e delle varie faccende quotidiane, …sì, qualche volta anche “noiosa”, ma faceva parte de contesto …di quel contesto che per noi, nati lì, era normale!...

Cronologia del mio rientro in Italia...
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Tutto era vero: capannoni condivisi con famiglie di cui non sapevamo nulla, docce e servizi igienici comuni… ricordo ancora l’odore di disinfettante misto al sapone e all’odore dell’umidità… Il capannone della scuola e quello dei generi alimentari, la chiesa, dove ho ricevuto la S. Cresima, …tanti

capannoni e tanto anonimato. Per fortuna c’erano anche altri bambini!... La mia salvezza è stata giocare con i miei coetanei. 

Anche  lì,  come  in Libia, (ma la motivazione e lo stato d’animo erano  diversi),   ci

si divertiva  “senza

Anche il verso del cammello, che di notte mi spaventava, era normale, anche la sabbia sollevata dal ghibli e che mi accecava era normale… quella “normalità” che, per chi non è nato e vissuto, per almeno un po’ di tempo lì, non può essere compresa, come dice Dante…”…intender non può chi non lo prova...”

Lui lo diceva per altro, ma credo si addica anche per questo “amore” verso le radici storiche della propria vita.     

Questo   amore,   questa   lucida   "nostalgia",

Il mio certificato di Cresima ricevuta a Servigliano

 

Io con la mia madrina a Servigliano,

giocattoli"! “Facciamo finta”, era l’unico modo  per “trasformare” la  realtà  e  provare

nulla toglie alla grande passione e riconoscenza per tutto quello che la VITA mi ha regalato.

Indipendentemente da quello che, per un “misterioso disegno”, mi ha tolto.

 

            Ada Claut

 

 

 

 

 

 

 

8 novembre 2014

                                             

 

il giorno della Cresima

 

8 novembre 2014

                               

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La motonave "Argentina" nel porto di Siracusa

 

squallore!

Per i miei genitori  non  c'era  il gioco come sedativo alla delusione, alla sofferenza, al disagio...l'unico conforto era la salute di cui, per fortuna, ne godevamo tutti e la solidarietà con le  altre  famiglie, oltre alla

un  po'  di  serenità anche... in mezzo  a  quello

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