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 Le nostre memorie del passato... 

Tutti possono partecipare con una propria memoria dal passato, a testimonianza per il futuro.











Considerato che qualche amico ha chiesto se ci fosse una ricetta-tipo per fare il thè con le "cacawie", io ho tirato fuori dai miei ricordi, questa ricetta che molti utilizzavano a Tigrinna.
Lo so che è una ricetta un po' raffazzonata... spero che si capisca... La pubblico sperando di fare cosa gradita.
 
 
THE' E CACCAWIE come si faceva a Tigrinna

LA MIA RICETTA

Premesso che possono esserci delle varianti e premesso che fare il thè a Tigrinna era un rito, un modo molto utilizzato era il seguente:

1° bicchierino

Mettere a bollire in circa 200ml di acqua per circa 10 minuti, Bollitore per il thè...una manciata di foglioline di thè verde in un bollitore (tipo quello in figura a sinistra) e far bollire fino a che la quantità di acqua (diventata thè) non sia ridotta circa della metà. Filtrare tutto, tramite un colino, in una teiera, tipo quella nella foto a destra. Nel bollitore aggiungere un altro pizzico di foglioline di thè alle foglioline già bollite, aggiungere 250ml di acqua e rimettere a bollire a fuoco lento per il 2° bicchierino.

Quindi continuare la preparazione del 1° bicchierino così: aggiungere una quantità moderata di zucchero fino a rendere il thè bevibile (il primo thè è molto forte e non va zuccherato molto, altrimenti verrebbe perso il sapore intenso del thè). Quindi servendosi di un’altra teiera come quella a destra nella foto, travasare il thè (attraverso il beccuccio) da una teiera all’altra, finchè questo travaso non produce della schiuma.
A questo punto la schiuma viene raccolta con un cucchiaino e travasata in uno dei bicchierini dei commensali, ripetendo la raccolta di schiuma fino al riempimento del bicchierino. Continuare a travasare fino ad ottenere schiuma per TUTTI i bicchierini dei commensali.
A questo punto, togliere il bollitore che sta bollendo per il 2° bicchierino e mettere a scaldare la teiera con il thè schiumato (che nel frattempo si è ovviamente raffreddato). Dopo averlo scaldato bene, (rimettere a bollire il bollitore per il 2°) versare in ogni bicchierino circa un dito di thè (che come detto sarà ricoperto della schiuma preparata in precedenza) e servire a ognuno. Il thè va sorseggiato lentamente.

2° bicchierino

Nel frattempo il the per il 2° bicchierino dovrebbe eesere pronto (dovrà essere un po’ più abbondante di quello per il 1°).  Eseguire la stessa procedura di filtraggio e successivamente nel bollitore aggiungere circa 300ml di acqua per il 3° e rimettere a bollire a fuoco lento, senza aggiungere altre foglioline di thè. Seguire le stesse procedure del 1°, (zuccherare un po’ di più, travasare e mettere la schiuma ottenuta nei bicchierini, ecc.), quindi riscaldare e versare nei bicchierini di ciascuno.

In questo frangente, tra una pausa e l’altra, mettere a tostare le arachidi (caccawie).

3° bicchierino

Appena la quantità di thè ottenuta è quella giusta (circa 150ml), filtrare, zuccherare più abbondantemente, travasare per ottenere la schiuma per ciascun bicchierino. Quando tutti i bicchierini avranno la loro quantità di schiuma, aggiungere a ciascun bicchierino un pizzico abbondante di arachidi sbucciate, quindi dopo averlo riscaldato, versare il thè in ciascun bicchierino (con schiuma e caccawie) e servirlo.

Per tutta la procedura l’ideale è eseguirla utilizzando la brace di un camino, meglio ancora d’inverno…

Tutto questo periodo di tempo, deve essere frammezzato da scoppi di risa, racconti, barzellette, aneddoti e anche qualche piccolo… pettegolezzo…
Insomma, la tipica "atmosfera" di una famiglia felice...



ECCOLE, LE MITICHE CACCAWIE DI TIGRINNA !
Le mitiche CACAWIE di Tigrinna...

Io ero specializzato nella preparazione del thè con le noccioline,
quando stavamo a Tigrinna... Che bellezza...!!!














Dai meandri della nostalgia, tornano sempre le persone più amate...


AGGIORNAMENTO

Ed eccola "Zà Giuvina"!!!
Finalmente dopo tanto tempo la rivedo, per merito di una sua nipote, la nostra nuova amica del sito Giuseppina Andreoli, che
il 2 aprile 2016 mi ha mandato questa foto ...
Infatti Zà Giuvina era la mamma di Maria Zampieri, mamma della nostra Giuseppina...
...e io non potevo non farvela conoscere!!! Che gioia a distanza
di oltre 60 anni...

4 aprile 2016
 

“Za’ Giuvina”                     9 maggio 2013


Della mia vita in a Tigrinna, ricordo sempre con immenso piacere Zà Giuvina (Giovina Tenaglia), un’anziana signora che abitava nella palazzina di fronte alla mia…

Viveva da sola e specialmente la sera, trascorreva il tempo con me e mia madre, davanti al focolare, facendo la maglia o filando, cose che faceva anche mia madre.

E mentre lavoravano, raccontavano storielle che a me sembravano delle vere e proprie favole…

Quando poi si superava, come spesso accadeva, la mezzanotte, Zà Giuvina incominciava ad avere sonno… le si cominciavano a chiudere gli occhi… anche perché la stanchezza c'era, visto che durante il giorno c'era tanto da lavorare nei campi... 
Allora mi diceva sempre la frase che mi è rimasta sempre impressa:
“Antò, beato te che hai questi occhi vispi e belli…Perché non li dai a me?”

Io infatti a quel tempo, riuscivo a stare sveglio e vispo anche tutta la notte…

Il fatto di vivere molte ore della giornata con lei in casa, faceva sì che per me fosse veramente come una persona di famiglia. Infatti le ero molto affezionato e lei mi voleva un gran bene…

Inoltre Zà Giuvina, soprattuto, era la nonna del mio migliore amico a Tigrinna, Livio Gianncristoforo.

Che nostalgia di quei tempi...


                                                            Antonio Luciani

 







 



 
LE NOSTRE MEMORIE DEL PASSATO raccontate direttamente da noi...


L'amico Silvio CUCCO, mi invia questo documento, di antica data, che dovrebbe avere a che fare con le origini della manifattura tabacchi in Tigrinna...
Il problema è che non siamo in grado di collocarlo nel giusto contesto...
Qualcuno ha notizie più approfondite?






354

L'AMBASCIATORE A COSTANTINOPOLI, MAYOR, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, DI SAN GIULIANO

R. RISERVATO 1703/586. Therapia, 5 luglio 1910 (per. l' 11).

Mi si è presentato il signor T. Gutowski, direttore della regia ottomana dei tabacchi a Tripoli, raccomandatomi dal cavaliere Pestalozza.

Parte confermandomi cose note, parte informandomi di cose nuove, il signor Gutowski mi disse essere giunto, già qualche settimana fa, col notabile tripolino Si Mustafa ben Zikri, aver trovato un ambiente diffidente verso l'Italia ed essersi perciò astenuto, per qualche tempo, di presentarsi all'ambasciata. La diffidenza, estrema nei sei deputati tripolini, mostravasi appena minore negli uffici ministeriali e negli uomini politici. A causa di essa appunto erasi, quattro mesi sono, prescritto al valì di proibire qualunque esplorazione n eli 'interno a scopo di ricerca ed investigazione di miniere, giacimenti, carrières e simili.

Mercé un assiduo lavoro e l 'uso di qualche potente mezzo di persuasione, i sei deputati sono ora, non soltanto neutralizzati, ma guadagnati alla causa in cui siamo, sia pure per così esigua parte, cointeressati. Ed ora lavorano col signor Gutowski, e con buona speranza, ad ottenere che l 'accennato divieto venga tolto.

Intanto, però, gli statuti della società ottomana da costituirsi dal sindacato egizio-tripolino-italo-francese furono dichiarati non conformi alla legalità; ed irregolare fu pure dichiarata la domanda di concessione di esercizio di miniere, perché firmata dal presidente di una società ancora inesistente. In conseguenza di che, gli statuti sono stati riveduti dall'avvocato Salem e resi conformi alla legge, senza che ne fosse alterata la sostanza primitiva. La istanza è stata rifatta e firmata dal notabile tripolino.

Il signor Gutowski, il cui congedo spirava dopo un mese, se lo è fatto prolungare per non partire da Costantinopoli se non a cose terminate ed in compagnia dei sei deputati. Così eviterà che, o qui o a Tripoli, subiscano influenze contrarie.


Aspetto notizie da parte vostra...







 





i "miei" datteri...
Ogni tanto, davanti a casa mia, passava un ragazzino arabo, Ahmed, che portava alcuni rami delle palme, carichi di datteri, che vendeva (barattava) per pochi spiccioli.
Io adoravo quei datteri che staccavo dal ramo con grande piacere e mangiavo (divoravo) di gusto.
Quel giorno quando passò Ahmed, i miei genitori erano nei campi e io non avevo niente da barattare e avevo paura di non poter avere i "miei" datteri, ma non mi persi d'animo e feci una corsa da loro per farmi dare mezza piastra.
Quando li detti ad Ahmed, lui anzichè darmi il solito ramo, mi dette tutti quelli che aveva, forse perchè ormai ero un "cliente" fisso e buono da mantenersi. Erano 4 rami.
Ebbene, forse è un ricordo banale ma quei datteri così profumati, freschi e gustosi in Italia non li ho più trovati nè provati.
Sarà la nostalgia degli anni verdi dell'adolescenza che non ritrovo più? Sarà che a Tigrinna, allora, tutto aveva un altro profumo?
Non lo so dire: certo è che, anche se a qualcuno può sembrare anacronistico, ogni cosa di quei tempi magici è per me una parte di me stesso che ho perso, che si è staccata da me e non potrò ritrovare mai!...

Antonio Luciani


e a testimonianza:
L'amico Franco BELLINI da Udine, mi manda questa testimonianza sulle AM-Lire che usavamo per comprarci i datteri, a riprova che non ero il solo a comprarli e mangiarli... Una bontà indimenticabile!!!...









Nota del Webmaster: questa è  la cronaca del rimpatrio dell'amico Mario Calandra, che volentieri pubblico integralmente...

  CRONACA DI UN RIMPATRIO


Amici,

come tanti sanno, sono stato un alunno dei Fratelli delle S.C. di Tripoli. Dal 1946 al 1962 sono stato il delegato sportivo della Salle.

Sono stato un modesto giocatore di calcio e, come altri, abbiamo avuto la fortuna di esssere tesserati nel campionato del C.O.T. (Comitato Olimpico Tripolitania).

Dopo qualche anno abbiamo avuto la possibilità, noi della Salle, di partecipare ad un torneo di calcio, onde ottenere l'idoneità ad iscriversi e partecipare al campionato Libico di 1ª Divisione, ed avendolo superato brillantemente fummo iscritti.

Il calcio è stato fondamentale per me, creandomi delle agevolazioni, ma al contempo un amaro ricordo.

Conoscendo questo e quello, per mezzo di mio padre, ho rifiutato un impiego presso la Cancelleria italiana di Tripoli, solo e perchè, lavorando con gli Inglesi, terminavo alle ore 14.00, quindi tanto tempo per lo sport. In effetti ero stato assunto presso l'amministrazione Britannica, avendo promesso e partecipato ai loro tornei interni di calcio, quindi fino al giugno 1961. Col calcio, essendo il delegato sportivo della Salle, la rappresentavo, partecipavo alle assemblee calcistiche, partecipando alle organizzazioni interne del Comitato.

Forte del riconoscimento come giocatore, come dirigente sportivo e con le tante amicizie di gioventù, ovunque mi recassi, trovavo le porte aperte.

Passò diverso tempo e le cose incominciarono a cambiare, ed anche le porte non si aprirono più. Ci incontravamo nelle proprie sedi calcistiche.

Arriviamo all'inizio del 1962, per me incominciano le brutte notizie per il lavoro, da lì a pochi mesi, la comunicazione che l'attività lavorativa Britannica cessava, di conseguenza sarei diventato un disoccupato.

Avendo già due figli, il terzo è romano, amareggiato, e sfiduciato, constatando che, per continuare a partecipare al campionato Libico, causa rimpatri siamo dovuti ricorrere a due giocatori inglesi, gentilmente concessi dall'armata Britannica,al fine di presentare una squadra decente.

Negli anni 50/60 alla Salle vi era Fratel prof. Albertino profondo conoscitore di calcio e di tante persone importanti in Italia.

Si parlava di calcio, della mia famiglia, e conoscendo la mia posizione scolastica, che, pur avendo frequentato diversi tipi di corsi serali, non avessi in mano, nessun pezzo di carta ufficiale, di slancio mi disse: “se venendo in Italia, verresti a Torino, sicuramente ti troverei una sistemazione”.

Passò del tempo ed anche Fr. Albertino è rimpatriato. Ricordandomi della sua promessa, ho incominciato ad essere un autodidatta, come e è ancora oggi. Alla fine dell' aprile del 1962, con l'amico, vero amico, Salvatore Cinnirella, anche lui con lo stesso problema, siamo andati a Torino da Fr. Albertino, il quale ha confermato la sua promessa. Rientrati a Tripoli, con stupore ed incredulità di parenti ed amici, il 4 luglio 1962 siamo rimpatriati. Purtroppo al nostro arrivo, a causa di uno sciopero, le cose erano cambiate e quei dirigenti trasferiti.

Col mio amico ci siamo separati, io son rimasto a Torino e lui avendo dei parenti è venuto a Roma.

Abbiamo avuto ragione, perchè con le domande presentate, siamo stati assunti, come profughi disoccupati presso lo stesso ministero.

Io in mancanza di titoli, ho dovuto iniziare dal basso, man mano con attestazioni di servizio e concorsi interni, sono riuscito ad avere quella qualifica che mi permetteva di essere un responsabile dell'economato, e d'esser uno dei quattro responsabili ed organizzatori di tutto il trasporto dal ministero alla nuova sede.

Mario Calandra.












Forse non c'entra molto con il sito, ma...
Mio Padre FIORETTO (Luciani Fioravante) nel 1942, dal fronte di guerra di EL-ALAMEIN, scriveva così.

C'è un particolare da raccontare di quando mio padre era in guerra che mi è rimasto sempre impresso.
Mio padre (come anche i suoi commilitoni) dal fronte di El-Alamein, scriveva a mia madre senza francobolli i quali venivano sostituiti, nello spazio loro riservato, dalla frase:


"Viva il Duce, viva il Re
francobollo non ce n'è,
sia per mare, sia per terra
a fine di guerra
paga tutto l'inghilterra!"
Ecco, anche questa era la tragedia e l'illusione della guerra...







 

IO, OPERAIO A 9 ANNI

Chi non ricorda quanta gente di Tigrinna ha lavorato qui !...
Azienda Tabacchi Italiani (ATI) di Tigrinna                   CLIC per ingrandire l'immagine
Questa foto è una vera rarità perchè è stata scattata personalmente intorno
al 1950 (oltre 60 anni fa) dall'amico Aldo Bassani, anche lui nato a
Tigrinna e che ora vive a Ostia Lido (Rm).
E' l'Azienda Tabacchi di Tigrinna dove anch'io ho lavorato all'età di 9 anni.
Per me rivederla, è stato un turbinìo di emozioni...
 
Chi ha vissuto a Tigrinna sa benissimo che c'era l'Azienda Tabacchi (ATI) e che offriva lavoro stagionale quando si doveva fare la cernita del tabacco portato in azienda dai coltivatori. Ricorderà bene che nell'immediato dopoguerra c'era ancora la legislazione del periodo pre-bellico, che consentiva anche ai minori di lavorare.
Quindi nel 1951, a nove anni e mezzo, anche io andai a lavorare in azienda insieme a mia madre, con gli stessi diritti (quasi nulli) e gli stessi doveri (tanti) degli adulti. Però di buono c'era che ero assicurato con l'INPS e prendevo lo stesso mensile di mia madre (mi sembra che fosse di 484 lire al mese, allora la lira aveva valore...), ma dovevo fare anche le sue stesse ore.... e bisognava lavorare 8 ore, sempre in silenzio.
In quei 3 mesi ho dovuto fare 3 mesi di assenza a scuola, eppure malgrado questo, sono stato anche promosso e di questo ne sono orgoglioso.
Del lavoro mi ricordo solo di Umberto Scaccia che ritirava la produzione e che abitava in una zona che in dialetto chiamavamo "Sgaief" o qualcosa del genere e che passava sempre davanti a casa mia per andare al lavoro, ma non mi vengono in mente altre persone, qualcuno mi ricorda?...
Mentre il mio povero papà (che non era stato assunto) doveva rimanere a casa a fare il "baby-sitter" a mio fratello Umberto, nato da poco...


Antonio Luciani 
 










































 



 



LA NOVITA'
La casa del direttore dell'ATI a Tigrinna                         CLIC per ingrandire l'immagine

Questa è una foto dell'abitazione del  Direttore dell'A.T.I. di Tigrinna, vicina allo stabilimento, che nel periodo dal 1948 al 1954 era Giovan Battista MAZZOCCHI, padre del nostro amico Aldo Vincenzo MAZZOCCHI, che gentilmente mi ha inviato la foto, insieme ad altre del periodo e che ringrazio...
Qualcuno la ricorda?






...e lo staff dirigenziale dell'Azienda Tabacchi Italiani di Tigrinna...
sul sagrato della chiesa nel 1950
da sinistra: il sig. Filippo Benza ( responsabile gestione oleificio e mulino),
il sig. Giovanni Di Nunzio (responsabile dello stabilimento tabacchi),
il dottor Orazio Bertoli (dirigente ATI di Roma in visita fiscale all’azienda),
 Aldo Vincenzo Mazzocchi bambino, che ha inviato la foto
e il padre Giovan Battista Mazzocchi (direttore ATI di Tigrinna dal 1948 al 1954)
infine un altro bambino del quale non conosciamo il nome.

(se si riconosce, lo faccia cortesemente sapere)

Lo staff dirigenziale dell'ATI di Tigrinna                          CLIC per ingrandire l'immagine

Tutti conoscevamo queste persone...

 








da TIGRINNA a GARIAN

Garian è a poca distanza da Tigrinna, noi ci andavamo spesso a piedi, (ma anche con il carro di mio nonno che era alto e grosso) anche perchè la casa dei miei nonni (dove ho vissuto fino all'età di 5 anni) Veduta parziale di Garian negli anni '30                          CLIC per ingrandire l'immagineera a circa 3 km. proprio sulla strada che portava a Garian.
Garian, come Tigrinna e Tripoli, è uno dei luoghi che più sono rimasti vividi nella mia memoria...
Si partiva al mattino abbastanza presto, con il fresco, si andava sempre in compagnia perchè sembrava quasi una festa dato che si lasciava il lavoro dei campi e, malgrado il cammino, sembrava che ci si riposasse. Lungo la strada si scherzava, si cantava, tutti in allegria...
Dopo circa mezzo km. c'era la casa di mio zio Antonio e spesso anche loro venivano con noi, in questo caso io ero ancora più contento perchè
La piccola chiesetta di Garian                                              CLIC per ingrandire l'immaginevenivano anche i miei cugini Vando, Bruno e Bambina, che per me non erano semplicemente cugini, ma fratelli, visto che un fratello l'ho avuto solo all'età di nove anni ed era troppo piccolo per giocare con me.Mia madre Rosinella, mia zia Maria e mio zio Umberto, sul carretto, verso  Garian                                              CLIC per ingrandire l'immagine
Arrivati a Garian di solito si andava al mercato, ma anche al bar a prendere un gelato o una bibita fresca, dal barbiere a farsi i capelli, qualche volta dal fotografo, insomma si facevano tante cose e per noi bambini sembrava qualcosa di speciale.
Però non sempre si andava a piedi. Capitava anche di andarci, come ho già detto sopra, con il carretto trainato dall'asino (Buck), come si può vedere in questa vecchissima foto del 1933/34, con mia madre Rosa(Rosinella) Perilli, la sorella più piccola Maria e il fratello Umberto, specialmente quando si dovevano fare delle spese più grandi o anche perchè si aveva fretta o non si aveva proprio voglia di farsi la strada a piedi.
In questa foto io non ci sono perchè non ero ancora nato, ma successivamente con il carretto ci sono andato anch'io.



Antonio Luciani



 
 

 
 


 

    
Quando in ospedale mi volevano "tagliare" la testa...

































































































Antonio Luciani      
Parlando di cose ormai solo nella memoria...
  
di Antonio Luciani
Una giornata bellissima

Io abitavo dopo Tigrinna, per arrivare a casa mia dovevo poi superare il comando di polizia, la piazza con le scuole e la chiesa, il sarto, il fabbro, l'osteria di Zama(?) e dopo circa 200 metri c'era casa mia, dove abitavo con mia madre (perchè mio padre rimase in Italia, dopo la guerra, fino al 1949).
Prima che vicino a casa mia venisse ad abitarci la famiglia di Antonio Cardinelli che aveva 4 o 5 figli tutti più o meno miei coetanei, io non avevo nessuno con cui giocare, quindi non vedevo l'ora di andare a casa di mio zio Antonio
(Perilli) che abitava lungo la strada che da Tigrinna va a Garian.
Un giorno mia madre, come faceva appena poteva liberarsi dai lavori della campagna, mi portò da mio zio Antonio Perilli, che abitava dopo i miei nonni materni lungo la strada che da Tigrinna va verso Garian.
Io ero felicissimo perchè quì avrei trovato i miei cugini Bruno, Vando e Bambina e sicuramente i bambini che abitavano lì vicino.
Dovemmo camminare per più di 2 km. prima la strada bianca poi, da Tigrinna, quella asfaltata, ma allora non mi costava nessuna fatica.
Appena arrivato mi unii subito ai miei cugini e agli altri che già stavano giocando.
Dopo poco arrivò mia zia Laura con un enorme vassoio colmo di fette di pane con l'olio fatto in casa (il pane e l'olio). Cosa dire? In un baleno abbiamo polverizzato tutto! ...e quanto tutto era buono!...
La guerra era finita da poco, non si trovava quasi niente e una bella fetta di pane era il massimo. Altro che tutte le merendine di oggi: com'erano apprezzate e gradite in quei tempi le cose, anche le più povere e semplici.
Poi abbiamo ripreso a giocare fino quasi al tramonto, finchè con mia madre ci siamo avviati per tornare a casa.
Che bella giornata!...





 











Ricordate il Dott. TRIPODI?
Pensate che sia possibile quello che c'è scritto in questo indirizzo?
Leggete e giudicate:



Nella tesi di Laurea pubblicata sul sito Internet dell'Università di Cagliari (http://www.ersucagliari.it/), all’indirizzo:




https://www.yumpu.com/it/document/view/11908030/italiani-in-libia-1945-1970-ersu
(clic sul link per aprire la tesi da visualizzare)

 

 

con l’intestazione sottostante:

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CAGLIARI

FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA

CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN STORIA E SOCIETA’

ITALIANI IN LIBIA: 1943-1970

L’EREDITA’ COLONIALE

Relatore: Prof. Luciano Marrocu Tesi di Laurea: Gianmaria Mele

Anno Accademico 2010 – 2011

nel capitolo:

2.1 L'Associazione Politica per il Progresso della Libia

 


(omissis)

  "... Ma ancora più grave, si scrive, è il caso del direttore dell'ambulatorio di Tigrinna, dottor Tripoti, che si rifiuta di somministrare i medicinali gratuiti a quei coloni che non siano iscritti alla Lega Democratica. Risulta inoltre che il medico insieme al parroco di questo villaggio facciano pressione sui membri dell'Associazione Politica per il Progresso della Libia affinché si dimettano immediatamente. Per tale motivo l'Associazione non accetta più le dimissioni che non siano state sottoscritte dall'interessato in presenza di almeno un componente della Giunta Esecutiva..."  

 (omissis)

 


 


...qualcuno può dire che il dottor Tripoti potesse arrivare a rifiutare di somministrare medicinali a chi non fosse iscritto... ecc. e che questa affermazione corrisponde a verità? o, come credo, tutti noi abbiamo SOLO motivi di gratitudine e rispetto, per colui che più di un dottore, era un missionario?
Io a quell'epoca c'ero a Tigrinna e ricordo anche molto bene il dottor Tripodi... e personalmente, a leggere questa affermazionea mi ha fatto male e mi meraviglia che nessun erede si sia preso la briga di difenderne l'onorabilità e la memoria. Secondo me l'articolo va, come minimo, rimosso.

Cosa ne pensate? Fatemi sapere...



    Ora mi conforta sapere, finalmente, che anche qualcun altro ricordi il dottor Tripodi, come una brava persona.
Infatti mi scrive l'amico Aldo Vincenzo MAZZOCCHI da Roma:

"
...come la storia del dr. Tripoti (o Tripodi?). Io l’ho conosciuto personalmente e non mi era sembrato la persona descritta nella tesi che hai citato e di cui avevo già avuto notizia..."
E-mail di sabato 21 giugno 2014 ore 17:21 inviata da Aldo Vincenzo MAZZOCCHI da Roma



    ...e adesso si unisce a testimoniare, anche l'amico Mario CALANDRA da Roma, che scrive:

"
…Continuando a sfogliare, mi ha colpito il pensiero sul Dr. Tripoti (non era Tripodi?). Al tempo della mia conoscenza, avevo solo otto anni e, come ho anche scritto, posso solo confermare il suo prodigarsi, affinchè certi malati guarissero al più presto possibile. A quel tempo ero sempre in parrocchia con padre Giuliano, non ho mai notato nè di una che dell'altro, dicerie. Come dichiarato più volte, non commento argomenti politici provenienti e da qualsiasi parte arrivano. Leggendo i tuoi messaggi posso confermare di aver gioito ricordando i bei tempi. Grazie. Ciao…"
Postato su Facebook di martedi 19 gennaio 2016 ore 10:16 da Mario Calandra da Roma

Mi fanno piacere queste conferme al mio pensiero. Ma mi sembra strano che nessuno della famiglia si sia fatto vivo...







 
 



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