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Io
sono
nato
in
questa
casa il
18 ottobre 1942, un grande giorno... ovviamente !!!

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Gli ultimi 3 giorni a Tigrinna e il viaggio per l'Italia...

 

I miei ultimi 3 giorni a Tigrinna, vanno dal 3 al 5 giugno del 1953 e sono stati i giorni più brutti della mia vita. Li ricordo molto bene, malgrado non avessi ancora nemmeno 11 anni compiuti.

3 Giugno - Ultimo giorno di scuola. La maestra mi dà la pagella e mi dice che farà anche lei il viaggio in nave, per l'Italia, così ci potremo fare compagnia. Però a me questo interessava poco, perchè per me la preoccupazione più grande era un'altra.

Negli ultimi mesi e soprattutto in quei giorni che precedevano la nostra partenza, a casa mia, i miei genitori litigavano sempre. Al contrario di mio padre che aveva capito la situazione per cui non c'era più motivo di rimanere in Libia, mia madre non voleva saperne di tornare in Italia e al culmine di ogni lite, minacciava mio padre dicendogli: "quando saremo in  mezzo al mare, prenderò i bambini e ci butteremo in mare"... E sinceramente io ci credevo e avevo il terrore di dover morire. Se mia madre era matta, ci si buttasse lei nel mare, io e mio fratello cosa c'entravamo? E più passava il tempo e più il terrore aumentava.

Ricordo che quel pomeriggio sono andato a trovare il parroco della chiesa di Tigrinna, don Giuliano Vailati, molto amico di tutti e gli ho confidato le mie paure. Lui ha cercato in tutti i modi di tranquillizzarmi ma non ci è riuscito proprio.

RICORDANDO TIGRINNA

4 Giugno - La scuola è finita, ma al mattino ci si alza sempre presto, anche perchè si continua nei preparativi per la partenza e... per i litigi tra  papà e mamma (che non dimentica di ricordarmi che ci butterà in mare...).

Oggi è la vigilia della partenza e io mi sento sempre più frustrato: vorrei che il tempo si fermasse... Passo la mattinata con i figli di Antonio Cardinelli (che ha acquistato la nostra casa... che rabbia!), giochiamo ma il mio pensiero è sempre lontano...

Poi facciamo pranzo e verso le 5 del pomeriggio arriva Livio Giancristoforo, che viene a trovare sua nonna "Za Giuvina" (come la chiamavamo noi).

Livio è il mio più caro amico e ci mettiamo a parlare e io gli racconto della mia pena, gli dico che non vorrei partire, soprattutto gli parlo della mia paura per quello che ha promesso di fare mia madre, cioè di buttarci a mare. Il chiodo è fisso, penso sempre a questa evenienza con grande terrore.

Anche lui cerca di consolarmi ma è tutto inutile...

5 Giugno - E' il giorno fatidico! quello della partenza! Ci alziamo presto, perchè la giornata sarà piena...

Verso le 7 vengono a salutarci per primi i nostri vicini, Cardinelli Antonio, la moglie e i figli miei coetanei. Poi arriva "Za Giuvina" la più cara amica di mia madre con­­

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Una vecchia foto della chiesa del SS. Crocifisso, a Tigrinna. La MIA chiesa... con don Giuliano

Qui sono stato battezzato e ho fatto la 1ª Comunione

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Ricordando TIGRINNA...

...ricordando quando ero un bambino e vivevo a Tigrinna
(dove sono nato il 18 ottobre 1942 mentre mio padre
non se la passava molto bene a El Alamein) 
ogni volta mi viene un nodo in gola.
Non perchè avessi molto e molte opportunità,
semplicemente e stupendamente avevo l'aria, la libertà,
la semplicità dei giochi inventati,
tutto lo spazio ludico che volevo:­

Ricordando TIGRINNA...

insomma non avevo niente ma avevo TUTTO!
insomma non avevo niente ma avevo TUTTO!

a TIGRINNA...

a TIGRINNA...

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la quale ha trascorso tutte le serate vicino al fuoco a lavorare a maglia e a filare. Arriva anche Annicchini con la moglie e il figlio che voleva insegnarmi ad andare a cavallo, senza riuscirci. Arrivano altre persone, ma non ricordo chi fossero... Tutti ci salutano mentre ce ne andiamo. Abbracci, baci, lacrimucce... Za Giuvina mi abbraccia e scoppia a piangere: "non ci vedremo mai più..." E infatti...

E così lascio per sempre la mia casa, il mio nido... sono circa le 9:00 del mattino... con noi portiamo solo i nostri rimpianti, i nostri timori e i vestiti che indossiamo

A piedi raggiungiamo la casa dei miei nonni distante circa un paio di chilometri, verso le 9:30. La scena non cambia... Abbracci, baci, lacrime, "figlia mia, non ti vedrò mai più...", "mamma non mi scordare...", la commozione è alle stelle. Mi viene tanta voglia di piangere e di scappare... e poi...

...poi arriva la corriera che ci porta a Garian. Una breve capatina al bar per un caffè e via con il pulman che ci porta a Tripoli, dove ad attenderci c'è mia zia Loreta, sorella di papà. A casa sua facciamo pranzo e si fanno gli ultimi discorsi e raccomandazioni. Poi mia zia vuole farmi un regalo che mi possa fat felice e mi porta con lei. Per me il regalo più bello che potesse farmi, il mio sogno, era una scatola di colori "Giotto" che non avevo mai potuto avere in 5 anni di scuola a Tigrinna. E infatti mia zia mi accontenta, mi porta in una cartolibreria sotto i portici e mi compra i colori e io sono tutto felice.

Passa il tempo, ci avviciniamo all'ora dell'imbarco e a me comincia a prendermi il panico, pensando che quando saremo in mare, mia madre possa mettere in atto le sue minacce.­