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Tigrinna - Panorama                                                         CLIC per ingrandire l'immagine
 Qui "raccontiamo" la nostra TIGRINNA
I fatti, le disavventure, i problemi e tutto il resto della nostra vita bella ma dura nel paradiso della nostra infanzia e gioventù








   


Una lettera, una storia, una vita...

Nota del Webmaster - Questa è una lettera che mi ha inviato l'amico Aldo Vincenzo MAZZOCCHI da Roma che ci parla della vita in Libia, dello zio e di suo padre Giovan Battista Mazzocchi (che fu direttore dell'ATI a Tigrinna dla 1948 al 1954) e che ho trovato talmente bella e ricca di notizie, che non potevo non pubblicarla. Anche come testimonianza e spaccato della storia della nostra vita in Libia... Quanti ricordi!..




Antonio ciao,

ti metto un po’ di ordine nelle informazioni che ti ho dato, relative alla nostra vita a Tigrinna.

Una premessa è necessaria: ormai le informazioni non possono venire da chi ha scritto quelle pagine di storia. Sono tutti passati a miglior vita. Anche la nostra generazione si avvia verso l’estinzione. Dopo di noi calerà il buio. Le nostre informazioni vengono dai sentito dire, dai racconti dei padri, dei loro coetanei. Ma possono anche essere distorte.

Come la storia del dr. Tripoti. Io l’ho conosciuto personalmente e non mi era sembrato la persona descritta nella tesi che hai citato e di cui avevo già avuto notizia.

Ritornando all’ATI e ai fratelli Mazzocchi (mio padre e mio zio) attingo alla raccolta di documentazione che sto cercando di mettere in ordine e forse risulterà in un libro.

Questa è la cronistoria. Ambedue si erano diplomati all’Istituto Agronomo d’oltremare di Firenze presieduto dal prof. Maugini.

Come ti ho detto mio padre era capozona a Giordani dalla fine della guerra. Erano tempi difficili  anche per il rapporto con gli Inglesi (nell’ultima fase della guerra mio padre era, con il grado di tenente del Savoia Cavalleria, distaccato presso il Comando Sahara Libico, agli ordini del Generale Piatti con il compito di proteggere i Villaggi dell’Ente di colonizzazione (Bianchi, Giordani, Micca, Oliveti, Mahamura). In questo periodo si fermava spesso presso il Villaggio Giordani i cui coloni alla fine della guerra chiesero e ottennero che diventasse il responsabile del Villaggio. Cosa concessa dagli Inglesi.

Il suo mandato era, oltre alla gestione agricola del territorio, quello di mettere ordine alla gestione dell’acqua di irrigazione fra i villaggi di Bianchi, Micca e Giordani. Con i coloni di Bianchi che avevano preso in mano la situazione e la facevano da padroni. Riuscì nell’intento di elaborare un piano che accontentasse tutti con turni ben stabiliti in sintonia con le esigenze dei tre villaggi.

In questo periodo ebbe degli scontri con i responsabili militari della BMA (British Military Administration) che se da una parte gli costarono anche un periodo breve di arresto, dall’altra fecero capire agli Inglesi che non avrebbe aderito a diktat militari non fondati sulla realtà agricola e climatica del territorio.

Furono gli Inglesi che imposero la sua presenza a Tigrinna dove (e qui entriamo nel campo delle supposizioni e del sentito dire perché mio padre non ne parlava e non è mai entrato nel dettaglio) a cavallo della guerra i coloni non ebbero vita facile e la situazione fu aggravata dalla siccità degli anni successivi. Fatto sta che (è una mia supposizione) i coloni utilizzarono l’unica risorsa che avevano (il tabacco)

      Tigrinna - Il duro lavoro dei coloni italiani (1930-1960) - Preparazione dei semenzai per il tabacco

per fare cassa. La situazione era sfuggita di mano alla direzione ATI di Tigrinna e quindi gli Inglesi mandarono un esterno (mio padre era nei ruoli dell’INPS e tale rimase fino alle sue dimissioni dall’incarico) per ripristinare ordine e legalità nella coltivazione del tabacco. Oggi si direbbe un commissario governativo.

Per questo motivo mi risulta che non fosse molto benvoluto nella prima fase del suo mandato e che alcuni coloni avevano pensato a spedizioni punitive.

Qualche ragazzo dell’epoca oggi ottantenne potrebbe avallare quanto sopra. Introdusse il principio che solo chi lavorava per l’Azienda aveva accesso ai finanziamenti che venivano da Roma senza fare differenza fra uomini, donne e minori come tu stesso testimoni. Uno scandalo quest’ultimo con gli occhi di oggi.

Il lavoro dei coloni di Tigrinna non passò inosservato ai funzionari del Ministero dell’Agricoltura del neonato Regno di Idris (sulla cui tavola finivano le pesche, le albicocche, la frutta in genere di Tigrinna). Uno dei funzionari governativi era della famiglia Kobar preminente a Tigrinna (la loro proprietà confinava con il giardino della casa del direttore) e quando a Tripoli si installò la FAO, l’agenzia delle Nazioni Unite predisposta ad aiutare i Paesi in via di sviluppo nel campo agricolo, le autorità libiche fecero il nome di mio padre per il responsabile del settore ortofrutticolo per la Tripolitania. Non senza strenue resistenze (i posti erano riservati agli ex militari dei Paesi vincitori) il posto gli fu assegnato.

Mio padre si dimise dal suo incarico per entrare alla FAO. A questo punto l’ATI di Roma gli offrì un posto di direttore dell’azienda ATI che produceva il thè a Giava in Indonesia. Con l’offerta del posto alla FAO da una parte e una famiglia con moglie e due figli dall’altra mio padre rifiutò, ma fece il nome di suo fratello Antonio, non sposato, che all’epoca lavorava all’Ente Sila in Aspromonte. Tigrinna era un paradiso al confronto.

Mio zio venne preso e fino all’indipendenza dell’Indonesia rimase a Giava a coltivare il thè. (Hai mai pensato che il thè ATI avesse a che fare con l’ATI di Tigrinna?)

Rientrato in Italia fu prima mandato a dirigere lo stabilimento di Chieti e poi quello di Lanciano dove molte delle “tabacchine” venivano da Tigrinna.

Ambedue sono deceduti e l’unica memoria che si può avere è quella della nostra generazione. Incompleta e direi imprecisa.

Questo e’ quanto.

Dopo la morte di mio padre sono stato alla sede dell’ATI a Roma alla ricerca di documenti su Tigrinna. Ne ho ricavato alcune fotocopie dello scarso materiale rimasto. Avevano buttato via tutto con il benestare del Ministero degli Esteri. Neanche una foto fra il materiale, solo alcune lettere.

Incredibile. La storia di oltre duecento famiglie di italiani cancellata senza lasciare traccia.


Aldo Vincenzo

 


 Qualcuno certamente ricorderà e si ritroverà in questa lettera...











Una bella notizia...

Sembrava che la nevicata del 1949 fosse quasi stata cancellata dalla mente di molti Tigrinnesi. E invece ecco che un amico del nostro sito, Giovanni Luciani da Appiano Gentile mi invia anche la sua testimonianza, segno che l'argomento non ha perso troppo interesse.
Ovviamente la testimonianza diverge in qualche modo dalla mia, ma occorre tener conto di diversi fattori.
Intanto la nevicata fu accompagnata dal ghibly e l'altezza della neve poteva variare anche di metri (come nel caso mio), in più bisogna tener conto anche dell'orografia del territorio che presentando zone più esposte e zone più riparate, contribuiva sensibilmente alla variazione della quantità di neve accumulata. E poi ciascuno ha i propri ricordi...
Infine, ricordiamo che stiamo parlando dei ricordi di 2 bambini di 6 anni e mezzo (che facevano la 1ª elementare) e che sono trascorsi ormai quasi 70 anni. Non so se mi spiego... 
Comunque 2 versioni interessanti dello stesso evento che contribuiscono a rinfrescare le memorie...





















 

 Gli amici del sito mi scrivono... (Giovanni LUCIANI)

LA NEVICATA DEL 1949

 

 

Dopo oltre 60 anni i ricordi sono inevitabilmente sfocati, ma alcuni particolari sono ancora impressi nella mia memoria.

Quando ci siamo svegliati quella mattina, un cielo plumbeo non promettava nulla di buono, così mia mamma decise di lasciarmi a casa, io frequentavo la prima elementare.

Invece mia sorella Gabriella si fece coraggio e andò. A circa metà mattina i primi fiocchi di neve preannunciarono quello che si temeva... la più grossa nevicata che a memoria d'uomo si ricordasse. Alle scuole arrivò una telefonata da Garian che informava di quanto stava accadendo e diceva di mandare i ragazzi immediatamente a casa. Molti ebbero difficoltà e, per loro fortuna, intervennero i genitori da casa.
Mia sorella era stata avvisata che in caso di emergenza doveva recarsi dai miei zii e cugini che abitavano a fianco delle scuole, era la famiglia Memme. Così fece per fortuna, perchè la neve raggiunse altezza anche superiore al metro. Dovette restare dagli zii per diversi giorni, penso circa una settimana.
Io ero al sicuro in casa vicino al focolare. Il nostro cane Ciccio, pastore arabo bianco, dovemmo metterlo in casa perchè stava assiderando. Dovemmo coprire tutti gli specchi perchè Ciccio si avventava contro...la sua immagine riflessa.

 
Nella foto, Antonio Polsoni tra i cumuli di neve...    CLIC per ingrandire l'immagine
 
I "resti" del nevone, diversi giorni dopo...  

Poveretti quegli arabi che vivevano nelle grotte!!! Addirittura ebbero problemi anche alcuni militari inglesi usciti in jeep nel deserto, si parlò anche di morti. Non c'erano spazzaneve a Tigrinna e dintorni.
Quando finì l'emergenza finì anche la mia pacchia, e mio malgrado dovetti tornare a scuola.
Questi sono i miei personali ricordi del NEVONE o NEVICATA DEL 1949
Un saluto e un abbraccio a tutti quelli che hanno condiviso questa insolita esperienza.


GIOVANNI LUCIANI
APPIANO GENTILE (Como)



...e questo è il mio ricordo dell'evento...


Il "nevone" del '49

Di Tigrinna, la prima cosa che mi viene sempre in mente e che non dimenticherò mai, è la "pazzesca" nevicata del '49, una cosa che non ho mai più visto in vita mia.
Era il 2 febbraio del 1949. Tutto iniziò verso mezzogiorno. Il cielo nuvoloso divenne rosso, il "Ghibli" si alzò impetuoso, io stavo tornando a casa da scuola (facevo la 1ª elementare) e il vento sembrava portarmi via. Cominciò a cadere la neve "a stracci" (fiocchi senza esagerare come un pacchetto di sigarette) e talmente forte che non si vedeva più la strada. Già in quei pochi minuti erano caduti più di 20 cm di neve (che io non avevo mai vista). Terrorizzato riuscii a stento a raggiungere casa. Nel giro di un'ora la neve aveva raggiunto oltre mezzo metro. 
Nella mia casa vivevamo solo io e mia madre perchè mio padre non era ancora tornato in Libia dalla guerra. Stavamo davanti al camino (i ciocchi erano sempre accesi...), quando sentimmo bussare concitatamente alla porta: era una ragazza di 13 anni (purtroppo non ricordo il nome, ma ricordo che abitava in una zona che, in dialetto abruzzese, chiamavano "Sgaifa" o qualcosa del genere, lontano da casa mia almeno un paio di km.) tutta bagnata, infreddolita, scarmigliata e impaurita. Mia madre la fece entrare, la fece mettere davanti al fuoco, le fece cambiare i panni e la fece restare a casa nostra dove trascorse due giorni e due notti.
Durante tutto questo tempo la bufera di ghibly e neve non si placò mai e ne venne giù talmente tanta che alla fine, quando cessò, la neve accumulata era più alta di casa mia che era alta più di 5 metri. Quindi la neve era alta circa 6 metri. Fortunatamente il vento forte aveva fatto sì che nella parte più riparata dove c'era la porta di casa, si formasse un piccolo spazio con meno di un metro e questo ci servì per poter uscire quaclhe giorno dopo.
Ma torniamo a quella ragazza (chissà se qualcuno ricorda qualcosa di lei? mi sembra, ma non ne sono sicuro, che si chiamasse Annina). Il terzo giorno sentimmo nuovamente bussare alla porta: era il padre della ragazza che non avendo sue notizie, disperato, l'aveva cercata dappertutto e aveva scavato ogni cumulo pensando che vi fosse sepolta la figlia. Non dimenticherò mai quella scena: il padre abbracciava la figlia piangendo e ridendo di gioia e abbracciava mia madre e me, e ci ringraziava per avergli salvato la figlia che ormai aveva dato per morta... Io e mia madre non sapevamo cosa dire: in fondo non avevamo fatto che il nostro dovere...
Forse mi sono dilungato troppo e forse non sono stato chiaro ma ho cercato di essere il più conciso possibile senza entrare troppo nei particolari ma posso, se utile, essere più chiaro.
La neve? impiegò più di un mese per sciogliersi (quanti giorni di vacanza!!...) e solo questo fatto dà l'idea di quanta ne fosse caduta.

Antonio Luciani



 
Un documento eccezionale che conferma la nevicata del 1949...
Inviato dall'amico Silvio CUCCO che oggi vive al LIDO di Roma...

ATTENDERE... pagina in costruzione..
Spazio per immagine da inserire successivamente...
 

Ovviamente l'articolo essendo molto scarno, è anche privo di approfondimenti. Forse nelle pagine interne ci saranno state maggiori notizie... Però io ho solo la copertina...






A Tigrinna,tra le piante del tabacco...
(Rivedendolo nella foto, il tabacco, mi ricordo quando mi ci nascondevo come in un bosco... e mia madre che non riusciva a trovarmi...)

A Tigrinna tutti abbiamo avuto a che fare con il tabacco, anche perchè in un certo qualmodo eravamo praticamente dipendenti
Qualcuno riconosce questi 2 signori sperduti nella foresta di tabacco?...                                                        CLIC per ingrandire l'immagine
Una "foresta" di tabacco, alto più delle persone adulte, a Tigrinna, nostra principale fonte di reddito e ideale per nascondersi dopo qualche maracchella... Si può notare l'enorme differenza di altezza tra il tabacco
(si chiamava: SPADONE?) di Tigrinna e quello che si coltiva in Italia

dell'Azienda Tabacchi Italiani (ATI). Tutta la nostra vita era incentrata, oltre che sulle tradizionali coltivazioni agricole, in modo particolare sulla coltivazione, raccolta, lavorazione e consegna del tabacco. Ricordo quelle calde giornate che passavamo a infilzare le foglie, mentre gli occhi si chiudevano per il sonno e il caldo, seduti sul pavimento per avere un po' di frescura, raccontandoci qualche storiella per cercare di scacciare il sonno. E come ero felice quando mia madre mi permetteva un pisolino di un quarto d'ora "buttato" in terra. e come ero ancor più felice quando mi incaricava di preparare il tè: perchè a casa mia l'onere e l'onore di fare il tè
La ricordate?
era sempre mio e quindi potevo smettere di infilzare quelle enormi foglie di tabacco e sgranchirmi dedicandomi a quella particolare "cerimonia". E come al solito queste cose le ricordo con tanto piacere (sarà la nostalgia?), perchè erano i momenti più indicati per trascorrere il tempo insieme, raccontandoci i nostri sogni, i nostri pensieri, le nostre speranze, come affrontare i problemi della vita (anzi direi quasi della sopravvivenza), che a Tigrinna non erano pochi, visto che eravano nell'immediato dopoguerra (ricordo che c'era ancora la tessera annonaria: 75 gr. di farina a testa...) e nessuno se la passava bene... Quindi il tabacco allora era la principale fonte di reddito, sia alla consegna che con il lavoro stagionale, facendoci raggranellare quel po' di denaro che ci permetteva di acquistare qualcosa in più di contrabbando (purtroppo!!!) per integrare la nostra magra alimentazione quotidiana. I tempi erano duri, però ci si tirava sù le maniche, non si demordeva mai. E infatti piano piano le cose cominciarono a migliorare, finì l'obbligo della tessera annonaria, nei negozi cominciò a tornare un po' di merce, i raccolti di grano, olive, tabacco ed altro migliorarono... e così la vita diventava più vivibile.
Antonio Luciani





 

 
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