Ricordando Tigrinna...
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RICORDANDO TIGRINNA
 
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Ricordando Tigrinna…
...ricordando quando ero un bambino e vivevo a Tigrinna
(dove sono nato il 18 ottobre 1942 mentre mio padre
non se la passava troppo bene a El-Alamein),
ogni volta mi viene un nodo in gola.
Non perchè avessi molto e molte opportunità,
semplicemente e stupendamente avevo l'aria, la libertà,
la semplicità dei giochi inventati,
tutto lo spazio ludico che volevo:

insomma non avevo niente ma avevo TUTTO!







 

    A proposito di TIGRINNA  (per rinfrescarci la memoria...)



 
Dal link: http://www.unibg.it/dati/bacheca/494/14331.pdf
con il titolo:
DIARIO DI VIAGGIO: LIBIA dal 21-04-04 al 9-05-04
7-05-04 - Tripoli – Garyan – Tigrinna – Tarhuna – Al Khadra – Qasr Dawm – Al Gusea
possiamo leggere:  













 


Il tragitto di oggi ci porterà a visitare una serie di villaggi di colonizzazione demografica intensiva di Stato (Gharyan, Tarhuna, Al-Khadra, Qasr Dawm, Al-Gusea), rispetto ai quali il villaggio di Tigrinna si inserisce come primo esempio di colonizzazione demografica con sussidio statale, realizzato all’inizio degli anni trenta dall’Azienda Tabacchi Italiani in collaborazione con lo Stato, finanziatore delle infrastrutture (strade, acquedotti, abitazioni).

 

Gharyan (“Ghar”: in arabo “grotta”; “yan”: in ebraico “uomo santo”)

Il nostro accompagnatore ci informa dell’esistenza in passato di una grande comunità ebraica, che ha abbandonato questo luogo nel 1967.

Dei segni del colonialismo a Gharyan individuiamo:

Ø   La Stazione di polizia, ora Sala Congressi (di cui visitiamo gli interni: constatiamo che i materiali utilizzati sono di provenienza italiana: piastrelle di granito, marmo di Carrara, assemblati veneti)

Ø   Il Municipio coloniale, ora Stazione di polizia

Ø   La Casa del Governatore

Ø   Il Comando Militare, ora centro di artigianato

Ø   La Chiesa (piuttosto piccola), ora libreria

Si pensa che le ridotte dimensione della chiesa potrebbero essere giustificate dal fatto che i colonizzatori, al fine di favorire l’integrazione della comunità, abbiano preferito creare simboli religiosi poco evidenti e, invece, simboli del potere forti.

Gli edifici sono disposti attorno a una piazza in parte piantumata. Tra il palazzo del Municipio e quello della Stazione di polizia, è situato un giardinetto più piccolo dove ancora è riconoscibile un rilevatore meteorologico.

Pochi chilometri a Sud di Gharyan, si trova il villaggio di Tigrinna
(parola berbera, che indica il verseggiare acuto con rapidi movimenti della lingua delle donne berbere durante i matrimoni).

Già dalla strada è visibile una chiesa che domina da un luogo sopraelevato.

Raggiungiamo la chiesa e vi scopriamo un luogo di grande fascino: l’edificio non è costruito in base ai canoni dell’architettura di regime, ma adotta lo stile romanico. Due alti cipressi incorniciano questo luogo sacro che si affaccia su un’ampia vallata percorsa da ordinati filari di ulivi: molto da vicino ricorda il paesaggio più tipico dell’Italia centrale.

L’impressione che ne deriva è di trovarsi in un luogo edificato con lo scopo di creare comunità, di rendere uniti e fieri di trovarsi lì. Tigrinna rompe gli schemi degli altri villaggi di colonizzazione visitati e proprio questo ci conferma che siamo nella I fase della colonizzazione demografica. Ovunque ci sono i segni della colonizzazione vegetale: mimose, oleandri, cipressi, mandorli, viti.

L’insediamento coloniale di Tigrinna è stato costruito al di fuori del centro abitato preesistente, nel rispetto quindi della società basica. Esso non si articola in un insediamento di tipo sparso: le case coloniche si affiancano tra loro seguendo la strada principale. Si tratta di un attributo importante, perché tende a favorire la nascita della comunità. Le case coloniche hanno alle spalle i rispettivi poderi e a lato un appezzamento di terreno coltivato a frutteto (prugni, peri, fichi, peschi) e a orto.

Ci fermiamo nella casa di Alì Lamin, il quale lavora la terra con i suoi figli. Ci parla della difficoltà di coltivare la terra qui, perché il suolo è secco e per irrigare a volte si ricorre ai serbatoi, mentre altri hanno scavato pozzi. Alì ci informa anche che Tigrinna è il nome coloniale di questo villaggio: in realtà la vecchia Tigrinna mantiene anche attualmente il suo nome, mentre questo centro abitato ora si chiama “Sidi Mussa” (“sidi”= “uomo santo”, Mussa = nome proprio arabo). Ci spiega che anche a Tigrinna come a Garyan c’era una comunità ebrea che se ne è andata dopo la rivoluzione.

Altri segni coloniali a Tigrinna:

Ø   Il cimitero (le salme sono state portate tutte in Italia quando gli italiani sono stati cacciati da Gheddafi)

Ø   Il complesso scolastico (dotato anche di abitazioni per gli insegnanti e di un ampio cortile con panchine ombreggiate)

Ø   L’ex- oleificio

Ø   La sede dell’Azienda Tabacchi Italiana

Ø   Un caseggiato/magazzino con in facciata un’incisione su pietra raffigurante i buoi come simbolo dell’agricoltura.

Ø   Diversi edifici coloniali, forse case dei funzionari perché su due piani e dotate di terrazzo d’angolo 
 

 

 



Dal link:
http://www.fedoa.unina.it/1881/1/Santoianni_Progettazione_Architettonica.pdf
con il titolo:
Il Razionalismo nelle colonie italiane 1928-1943
La "nuova arhitettura" delle Terre d'Oltremare
possiamo leggere:

 


Nel 1934 il governo della Libia, allo scopo di disciplinare la costruzione delle case rurali, emanava un decreto affidando la progettazione di alcuni modelli a Florestano di Fausto. L’architetto studiò un’abitazione unifamiliare e un’altra abbinata per due famiglie con diverse soluzioni distributive in rapporto ai componenti del nucleo familiare e al numero dei vani.

Qualche anno prima del decreto del 1934, a Tigrinna, una località distante circa 75 chilometri da Tripoli, venne costruito il primo villaggio agricolo della Tripolitania in una zona destinata alla coltivazione del tabacco. Per le modalità della sua costruzione e per il ruolo che vi ebbe lo Stato, esso costituì un importante esperimento che prefigurò gli scenari futuri della colonizzazione agraria dello scorcio degli anni Trenta.

Secondo il programma di valorizzazione, nella zona era previsto l’insediamento di 500 famiglie di coloni italiani; il primo contingente di 22 famiglie (tra le quali anche la famiglia di mia madre, PERILLI - nota del Webmaster arrivò nel secondo semestre del 1931, ma alla fine l’obiettivo non venne raggiunto poiché solo poco più della metà del numero iniziale di famiglie si stabilì nel comprensorio. I costi per le opere di urbanizzazione e degli edifici erano totalmente a carico dello Stato e per i fruitori non era previsto alcun rimborso futuro.

Le case ospitavano due famiglie ed erano situate sul confine tra due appezzamenti di terreno. La società concessionaria A.T.I. (Azienda Tabacchi Italiani) fino al 1934 aveva adottato un tipo di abitazione rurale con due alloggi accoppiati; ogni unità aveva una cucina/soggiorno e tre camere, mentre all’esterno vi erano i servizi igienici, il forno, la stalla e una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.

Nel 1934 l’Ufficio Opere Pubbliche della Tripolitania approvò, per le nuove case di Tigrinna, un altro tipo edilizio, simile al precedente nell’impostazione generale, ma con un portico aggiunto alla facciata principale. Nel centro dei terreni coltivati era situata la piazza, dove si trovavano la chiesa e la scuola. Tra le attrezzature del villaggio vi era l’edificio dei Monopoli che al piano terreno aveva il deposito del sale e tabacchi e al piano superiore gli alloggi degli impiegati.

 
   






















 

           

Questa sezione è il nucleo centrale del sito, intorno al quale ruotano tutte le altre pagine, perchè è il luogo per ospitare tutta la parte viva della vita vissuta da ciascuno di noi, tanti anni orsono, a Tigrinna e nei dintorni.
Perchè solo noi che vi siamo nati e vi abbiamo vissuto la parte migliore dell'esistenza, possiamo capire cosa per noi è stata Tigrinna... quanti ricordi e quante emozioni suscita in noi soltanto il parlarne! 
Mandate i vostri ricordi e saranno pubblicati in queste pagine...
Scrivete, scrivete, scrivete...
Quì saranno pubblicate tutte le testimonianze dei fatti accaduti durante la nostra permanenza in quei luoghi... e poi i racconti... e le poesie... e i giochi... e la scuola... 

...andando elle pagine specifiche dal menù laterale per trovare tanto altro...
 
In primo piano: la casa dei miei nonni                   PERILLI Fioravante e Di Filippo Bambina.                          Il 18 ottobre 1942 io sono nato in questa casa!!!...           Dietro: la casa delle fam.  PALERMO-D'ONOFRIO     Clic per ingrandire In primo piano: la casa della Fam. Cardinelli                    In secondo piano la casa della Fam. BELLISARIO           Clic per ingradire Clic per ingrandire
Clic per ingrandire Clic per ingrandire La casa di MAZZIOTTI Italo (Carmine)                             Clic per ingrandire





Quanti ricordi, quante emozioni in questa foto!!!   
 perchè il 18 ottobre 1942...   

io sono nato in questa casa!!!... >>




CASE COLONICHE A TIGRINNA
Anche con l'aiuto di Gabriele POLSONI e di altri amici sono riuscito a scoprire che queste case erano abitate dalle famiglie:
MAZZIOTTI, PERILLI, CARDINELLI, PALERMO/D'ONOFRIO e BELLISARIO
(passare con il mouse sulle case per visualizzare ulteriori notizie)

 

 


 

Un petalo della mia vita , strappato con violenza ...



Tigrinna, addio...

(ho cercato di essere il più conciso possibile per non annoiarvi)

Come per un condannato a morte, ecco i miei ultimi giorni a Tigrinna:
3 giugno 1953 > ultimo giorno di scuola
4 giugno 1953 > preparativi per la partenza e ultime ore di gioco insieme a Livio Giancristoforo
5 giugno 1953 > malgrado tutto, devo partire... addio sogni di un bambino!


Il 3 giugno ha termine l'anno scolastico, in fretta e furia riesco a ottenere la pagella. La maestra mi dice che tornerà in Italia con me, con la stessa nave. Lei è di un paese vicino a Bari. Quanto era brava e buona con me! (eppure non ricordo come si chiamava, peccato!).
Saluto i compagni. Sono proprio commosso...
Nel pomeriggio passo in parrocchia per salutare il parroco Padre Giuliano Vailati (il nome me l'ha ricordato l'amico Aldo Bassani). Io sono tanto triste, lui mi consola con buone parole, però malgrado tutto e malgrado mi abbia regalato un libretto di preghiere a cui tenevo tanto, io rimango triste. Rimango a parlare con lui per più di un'ora. Alla fine vado via.
Poi vado a salutare anche il dottor Tripoti e Giannina, anche se ero stato sempre terrorizzato dal dottore che, tra parentesi posso dire che mi ha salvato la vita e mi voleva un gran bene. Verso il tramonto torno a casa, ma sono tanto triste...
Dò la colpa della nostra partenza a mio padre che ha deciso che ormai non ha più senso rimanere in Libia. Per me non è vero, non è giusto...
Dopo cena vado a letto ma non riesco a dormire e piango. I miei genitori mi sentono e mi fanno dormire con loro. Mi tranquillizzo e mi addormento...

il giorno successivo, il 4 giugno, è l'ultimo intero giorno che trascorro a Tigrinna!
Ci alziamo, come al solito, presto e io sto in casa a guardare i miei che preparano le ultime cose. Mio fratello Umberto, che ha 2 anni, mi gironzola intorno per giocare ma io ho poca voglia di farlo. Sono preso dalle discussioni tra mio padre e mia madre.
Lei, più di me, ha sempre detto che non voleva tornare in Italia e da mesi non fa che litigare con mio padre. Ma la cosa che mi preoccupa di più è quello che dice mia madre: "quando saremo in mezzo al mare, butto prima i bambini in mare e poi mi butto io!"
Beh, la prospettiva non era proprio delle migliori. Pensate, un bambino che già è pieno di tristezza per proprio conto, sentire queste parole non è che sia il massimo! E poi se proprio mia madre si vuole buttare, si buttasse lei, cosa c'entro io?
Il pomeriggio, verso le 5 è venuto Livio a casa della nonna Giovina che abitava di fronte a casa mia e siamo rimasti insieme fino a sera. Io gli raccontavo tutte le mie preoccupazioni e piangevo; lui, che aveva un po' più me, mi consolava. Quanto ho sofferto!... E ancora oggi la scena di quella sera ce l'ho sempre nella mente. Lasciavo l'amico più caro, lasciavo un pezzo del mio cuore e sentivo che non l'avrei rivisto più
(e infatti non ho più avuto sue notizie...).
E dopo cena ho dovuto dormire ancora con i miei genitori...

...e venne il 5 giugno, il giorno della partenza, il giorno dell'addio...
Alle 7 del mattino eravamo pronti per partire. Vennero a salutarci tutti i vicini, ricordo la nonna di Livio (lui no, perchè abitava abbastanza lontano da casa mia), tutti quelli della famiglia Cardinelli Antonio, la moglie Amalia (mi sembra), i figli più o meno miei coetanei (ma i nomi, come al solito, non li ricordo), venne Martone il bidello della scuola che abitava in affitto in una casa nostra, venne un altro nostro vicino che mi sembra si chiamasse Luigi, con la moglie e il figlio grande e qualcun altro che non ricordo. Saluti, abbracci, auguri e... qualche lacrima poi, a piedi, partenza verso casa dei miei nonni, dove c'erano zio Antonio, zia Laura, zia Carmela, Vando, Bruno, Bambina, Enzo, oltre a nonno Fioravante e nonna Bambina. Erano quasi le 8.
Non vi dico la scena: lacrime, abbracci, baci, carezze... "figlia mia, non ti rivedrò più...", "mamma, non ti rivedrò più..."
una cosa impossibile da descrivere perchè anche se ero un bambino, quell'addio era straziante anche per me e anche ora mi viene il groppo alla gola...
Verso le 9 arrivò la "corriera" che ci portò a Garian, dove in attesa della corriera per Tripoli, mi comprarono un gelato. Quindi il viaggio verso Tripoli, scendendo dal "ciglione" di Bugheilan, tappa a Azizya e arrivo. A Tripoli siamo stati ospitati da zia Loreta, sorella di papà, che abitava in Shara Errascid (almeno così mi sembra che si chiamasse la via), abbiamo mangiato, parlato un po' poi mia zia mi ha portato con lei a comprarmi un regalo. Ricordo sempre che volli una scatola di colori "Giotto", che a quei tempi per me era una cosa graditissima. E poi...
   
Vista dalla motonave "Argentina", del porto di Tripoli mentre esce dal porto...                                                  CLIC per ingrandire l'immagine
 















...al porto, all'imbarco, all'addio per sempre alla Libia!...
Il viaggio? sempre attaccato a mio padre: il terrore che mia madre mi buttasse in mare non mi lasciò mai! Per fortuna io dormivo con mio padre nella zona uomini (perchè ci avevano separati: donne e lattanti da una parte e uomini e ragazzi dall'altra) e quindi vedevo mia madre solo di giorno.
D'altra parte ero solo un bambino... Parlavo solo con mio padre e con  la mia maestra che, come detto, tornava in vacanza in Italia.
...e il viaggio non finiva mai!...

Siamo arrivati a Siracusa la mattina del 7 giugno e finalmente mi sono liberato dal terrore...

La motonave ARGENTINA entra nel porto di Siracusa... Tigrinna è già solo un ricordo...                                      CLIC per ingrandire l'immagine
...ed eccomi a Siracusa, sulla motonave "Argentina" che mi ha portato via dalla Libia.


















Tigrinna, addio...
...e la mia vita prese tutta un'altra strada, un'altra direzione...

Antonio Luciani

 

E invece... 
Ecco il mio caro amico di Tigrinna, LIVIO                      CLIC per ingrandire l'immagine  




...invece la vita, quando non te l'aspetti più, ti riserva delle sorprese sull'orlo dell'impossibile!!!!
Inaspettatamente non riesco a contattare Katia Giancristoforo?  Proprio la figlia del mio più grande amico a Tigrinna????
...e così riesco ad avere nuovamente sue notizie a distanza di 60 anni di vuoto totale! E forse riusciremo anche a reincontrarci!
Come faccio a descrivere una gioia così grande????
Eccolo il mio grande amico Livio, in questa foto che mi ha mandato la figlia Katia. Voglio condividere la mia felicità con tutti...
I miracoli sembra che esistano...


Antonio Luciani





 

 



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