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Quando in ospedale volevano tagliarmi la testa…

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i racconti di

Tigrinna

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Ricordo sempre quello che mi dicevano a casa PERILLI (i miei nonni), nonna Bambina, nonno Fioravante, zio Antonio e zia Laura, zio Umberto e zia Maria e anche mia madre Rosa (Rosinella): "sei salvo per miracolo, ti volevano tagliare la testa".
 
Io a quell'età, abitavo con mia madre a casa dei nonni, perchè mio padre Fioravante (Fioretto), non se l'era passata bene in guerra e si trovava ancora in Italia. La casa dei miei nonni stava tra quella di Mazziotti e quella di Palermo, lungo la strada che da Tigrinna va verso Garian.
 
Mi raccontavano che un giorno, avevo circa 3 anni, mentre giocavo davanti a casa, sono caduto male e mi è entrato un pezzo (una scheggia) di legno secco sul lato sinistro della testa. Subito mi hanno portato all'ospedale di Tripoli, ma lì volevano operarmi, letteralmente "aprendomi" la testa perchè, dicevano, c'era pericolo che vi fossero rimaste altre schegge dentro.
Rammento per chi non lo sapesse, che parliamo del 1945: in quel periodo mancava TUTTO ma proprio tutto e anche l'ospedale mancava di tutto, dalle garze alle medicine, la Penicillina era di là da venire, niente antibiotici, anestetici praticamente dell'età della pietra e di fortuna, sala operatoria semidistrutta, ecc.
 
Quando i medici hanno detto queste cose ai miei, loro hanno rifiutato di farmi operare in quelle condizioni, anche perchè secondo i medici, c'erano poche speranze che mi salvassi anche con l'operazione e allora i miei hanno preferito sperare nella mia "forte" fibra per superare la cosa. Sono stato più di 15 giorni con febbre da cavallo e più di là che di qua, ma alla fine ce l'ho fatta.
 
Altri tempi, duri, ma sempre tempi che si ricordano con nostalgia...

 

 

Ricordo sempre quello che mi dicevano a casa PERILLI (i miei nonni), nonna Bambina, nonno Fioravante, zio Antonio e zia Laura, zio Umberto e zia Maria e anche mia madre Rosa (Rosinella): "sei salvo per miracolo, ti volevano tagliare la testa".
 
Io a quell'età, abitavo con mia madre a casa dei nonni, perchè mio padre Fioravante (Fioretto), non se l'era passata bene in guerra e si trovava ancora in Italia. La casa dei miei nonni stava tra quella di Mazziotti e quella di Palermo, lungo la strada che da Tigrinna va verso Garian.
 
Mi raccontavano che un giorno, avevo circa 3 anni, mentre giocavo davanti a casa, sono caduto male e mi è entrato un pezzo (una scheggia) di legno secco sul lato sinistro della testa. Subito mi hanno portato all'ospedale di Tripoli, ma lì volevano operarmi, letteralmente "aprendomi" la testa perchè, dicevano, c'era pericolo che vi fossero rimaste altre schegge dentro.
Rammento per chi non lo sapesse, che parliamo del 1945: in quel periodo mancava TUTTO ma proprio tutto e anche l'ospedale mancava di tutto, dalle garze alle medicine, la Penicillina era di là da venire, niente antibiotici, anestetici praticamente dell'età della pietra e di fortuna, sala operatoria semidistrutta, ecc.
 
Quando i medici hanno detto queste cose ai miei, loro hanno rifiutato di farmi operare in quelle condizioni, anche perchè secondo i medici, c'erano poche speranze che mi salvassi anche con l'operazione e allora i miei hanno preferito sperare nella mia "forte" fibra per superare la cosa. Sono stato più di 15 giorni con febbre da cavallo e più di là che di qua, ma alla fine ce l'ho fatta.
 
Altri tempi, duri, ma sempre tempi che si ricordano con nostalgia...

 

 

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