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Aurora

MAMMONE

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Le testimonianze, attraverso le foto, della nostra vita in Libia...

 AURORA oggi e il suo laboratorio artistico di Ardea

(RM)

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Mi chiamo Aurora Mammone e sono la secondogenita di Antonio Mammone e Elina Romanello, nata nel 1948. Abito ad Ardea (RM) dal 1974 ed è in quest'altra Africa che ho deciso, dopo la cacciata, di mettere le mie radici. Ho due figli e sono in pensione dalla Telecom dal 2001. Doris (anno 1944) e io (1948), siamo nate mentre i miei abitavano a Garian; Marilena (anno 1949) e Fiammetta (anno 1955) sono nate mentre papà insegnava ad Ain-Zara.

Il 29 ottobre 1934 a  mio nonno materno Luigi Romanello e alla sua famiglia (8 persone) fu assegnata a Tigrinna una casa colonica e affidati per la coltivazione del tabacco dall'ATI ettari 6.63 di terreno con 47 piante di ulivo in produzione. Di questi nonni ricordo l'odore del pane fatto in casa, il canto triste della nonna mentre infilzava il tabacco, i fichi secchi che nonno teneva del cassetto del comò in camera e che ci offriva quando lo andavamo a trovare, le sue medaglie al valore della guerra '15/'18, la cisterna dell'acqua e vicino l'impiantito dove nonna metteva ad asciugare le stoviglie al sole, la luce bianca del caseggiato, i fuochi fatui di notte sotto l'ulivo centenario dove era stato sepolto un cavallo, e poi le favole del nonno raccontate a puntate e quelle terrorizzanti della nonna sui fantasmi in cui lei credeva fermamente, alla luce flebile delle lanterne. La famiglia del nonno veniva dal Veneto (Padova), mamma  aveva 9 anni e i suoi cinque fratelli tutti alti e robusti (Narciso, Giglio, Onorato, Davide, Giuseppe) si diedero da fare su quelle pietraie arroventate fino a quando la guerra non li disperse. I vicini di casa dei nonni erano i Murinni, la famiglia Fumante, i Caravaggio; in quegli anni  il Bar era gestito da Peppino Caldo e l'emporio dai Bassani.
Mio padre, invece, approdò in Libia  nel '37 arruolato nel Regio Corpo Truppe Coloniali come soldato semplice con la motonave Arborea. Dopo un periodo di addestramento fu assegnato alla Compagnia di Sanità militare; il Resp.le del Reparto  il Capitano Pasquale Scaduto Pecoraro, siciliano di Palermo che conosceva il Dr. Tripoti medico condotto di Tigrinna, lo raccomandò per un posto all'ambulatorio. Ad accoglierlo c'erano la levatrice Luisa Manaresi, l'infermiere indigeno che parlava benissimo l'italiano Alì Zarrugh, il maestro della scuola De Bellis e Padre Callisto francescano che a detta di tutti era molto bello soprattutto dopo che si fece crescere il pizzetto alla Italo Balbo. Viene alloggiato presso la famiglia abbruzzese Cianfrone e inizia la sua attività di "tabib" (fino al '42). Nel '43 mio padre e mia madre si sposano, sono in piena guerra, nel '44 nasce mia sorella Doris, sono anni difficili e i mezzi di sussistenza sono pochi, manca il lavoro, manca tutto, anche il latte e mio padre compra una capretta da mungere per la piccolina.

In quell'anno in primavera arrivano anche le cavallette che divorano tutto, orzo, tabacco, ortaggi. Nel 1945 viene a sapere che la BMA (British Military Administration) cerca insegnanti per le scuole dell'interno e fatta la domanda alla Sovraintendenza Scolastica, grazie all'interessamento dell'Ispettore Baldassare Indelicato, il Sovraintendente Fulvio Contini e il "Supervisor" Maggiore Steel-Grieg (innamorato della lingua e cultura italiane) viene assunto per aprire una pluriclasse nel distretto di Sgaieff a circa 4 km da Tigrinna (anni 1945/46/47). Alloggiano presso la famiglia Scaccia e sono padrini di cresima delle due bambine della famiglia Cerrone nella cui casa era stata allogata l'aula scolastica. I colleghi di papà in quegli anni  erano:

la sig.ra Scolart (moglie dell'ex Gerarca Fascista di Garian), la sig.na Anna Provenzano, Attilio Albazzi e la moglie (gestori dell'ufficio Postale di Tigrinna), Martinez (scuola a Bumad), Mario Fabbri, un bolognese artista, paleontologo, archeologo (scuola di Bumad). Erano tutti come si suol dire oggi precari e solo nel '47 alcuni di loro tra cui papà si diplomarono ufficialmente. Per l'anno scolastico '47/48 fu trasferito nella più importante scuola di Garian e promosso "Dirigente" con il compito di tenere rapporti diretti per conto anche delle altre scuole del Distretto (Tigrinna, Bumad, Sgaieff) con la Sopraintendenza. A Sgaieff viene sostituito dal maestro Sica. Colleghe di Garian, due giovani maestre: la sig.na Famulari e la sig.na Perrone.

Nel '48 la BMA (Amm.ne Militare Inglese) indice elezioni amministrative in attesa che l'O.N.U. si pronunci sul futuro della Libia. Papà viene eletto Consigliere del Distretto di Garian, e come sindaco viene eletto un arabo ex impiegato  dell'Amministrazione Italiana, che fu  particolarmente vicino alla comunità italiana quando si ventilò l'accordo Bevin-Sforza che prevedeva  l'affidamento fiduciario della Cirenaica all'Inghilterra, della Tripolitania all'Italia e del Fezzan alla Francia.

A Tripoli si verificarono manifestazioni antitaliane, ma a Garian grazie a Dio ed al sindaco non successe niente, ci furono cortei ordinati lungo la strada principale, ma il sindaco consigliò a papà di concedere agli alunni una giornata di vacanza e dire ai coloni di starsene per un giorno a casa. Fallito il piano Bevin-Sforza nel '49 la Commisssione Pelt (presieduta dall'olandese Adrian Pelt) su mandato dell'O.N.U.  si pronunciava sul futuro della Libia.

Il 24 dicembre del '51 avviene la creazione del Regno Unito di Libia. Mohammed Idris al Mahadi Sinussy capo della confraternita "Sinussyta" fu il primo ed ultimo re del nuovo stato, non si sottomise mai all'occupazione italiana alimentando specialmente in Cyrenaica la guerriglia, e fu destituito da Mohamed Gheddafy che lui stesso aveva mandato in Inghilterra a studiare. Nel '48 nasco io, siamo ancora a Garian e papà diventa amico del Dr. Angrisani nuovo medico condotto che sostituisce il Dr.Sascaro, trasferito a Tagiura. Il giovane medico condotto, tenta con una cura da lui inventata di ridare colore alla chioma di papà che gia dai 25 anni aveva i capelli bianchi, inutilmente!

Con l'inizio dell'anno scolastico 1949/50 approdiamo tutti ad Ain-Zara, una borgata agricola a 12 km da Tripoli. Ad accoglierci il bidello Moretto, Suor Stefanina e suor Reginelda appartenenti all'Ordine di Maria Santissima Ausiliatrice. Qui si conclude il ciclo Tigrinna-Garian della mia famiglia, ed inizia un'altra fase della nostra vita.

Presentazione completa

Bugheilan, in gita verso Garian

Il "ciglione" di Garian

Foto in una curva del "ciglione"

In partenza per Garian

Gita a Garian con  la famiglia Scognamiglio, la famiglia Giulio Bernardi (il figlio si chiama Domizio)

La strada tortuosa che da Garian scendeva verso

Bugheilan e verso Tripoli

Sempre in gita (la bimba in primo piano sono io,

il maestro Scognamiglio di spalle)

Qui siamo a Porta Benito, podo dopo la partenza

per andare in gita a Garian

AURORA oggi 

A Tigrinna da mio nonno Luigi

Ultimo anno di Liceo Scientifico (Hotel Uaddan)

Neo-patentata

In gita verso Tigrinna

Semenzai di tabacco dal nonno Romanello

(mia terza sorella Marilena e Rosalba Scognamiglio)

 

1ª fila: Vivien, Bianca Pastore, Fiorella Barda, Eva

2ª: Carla, Ermelinda, Tamara, Gabri, Aurora (io), Cristina 

3ª: Piero, Sebastiano, Lucy

Mia sorella Doris, impavida tra i dromedari...

 

 

Io e le mie sorelle:

sosta prima della Gefarah...

 

Un racconto e una poesia di Antonio Mammone

L'OSPEDALE SANATORIALE dell' Istituto Nazionale Fascista per la Previdenza Sociale costruito nel 1937/38 quando Governatore della Libia era Italo Balbo, sorgeva a un chilometro e mezzo da "Porta Benito" (ex Bab ben Gascir) e dal "Cinema delle Palme" alla periferia sud di Tripoli, sulla strada che conduceva a Castel Benito¹ (oggi Gaasr ben Gascir).
Costruito sul modello del tuttora efficiente Ospedale "Carlo Forlanini" di Roma ed immerso in un ampio parco addolcito da giganteschi eucaliptus, era riservato alla cura degli ammalati di tubercolosi.
Nel maggio del 1940 non tutto l'edificio era ancora agibile dal punto di vista operativo ospedaliero. Comprendeva il piano terra con la cucina e i vari servizi quali la farmacia, il laboratorio analisi, il refettorio e le sale di lettura e di riunione e, sul retro, la Cappella e in una specie di "dépendance", i dormitoi per il personale di basso livello: autista, inservienti e barbiere, due per ogni stanza. Il cuoco, il tecnico della caldaia a vapore e l'impiegato di ruolo avevano stanze personalizzate.
Al primo piano, una trentina di ampie camere, erano occupate da degenti molto giovani di sesso femminile, due per ogni camera) mentre solo un'ala del secondo piano veniva utilizzata per una ventina di malati di sesso maschile. Al terzo piano, una parte dell'ala destra era occupata dagli alloggi delle Suore, l'ala sinistra da quelli dei medici.
L'economo, lo strabico ragionier Tettolone, super protetto dai vertici dell'Istituto in virtù dei suoi meriti di fascista della prima ora , era praticamente il capo di tutto e di tutti, compresi i tre medici e il Direttore sanitario Professor Riquò, e occupava una suite sullo stesso piano, accanto a quella del Direttore stesso.
Era veramente un bell'Ospedale, quasi una "Casa di cura" moderna.
La tubercolosi, la TBC, fino alla scoperta della streptomicina era una malattia quasi inguaribile e la cura consisteva in riposo in ambiente salubre con buona alimentazione; non esistevano medicine specifiche: nei casi gravissimi, quando il bacillo di Kock aveva irrimediabilmente danneggiato un polmone, si ricorreva al "pneumotorace" e, quando questa tecnica non era possibile, alla frenicectomia, cioè al taglio del nervo frenico per immobilizzare il diaframma e quindi il polmone che così, in istato di riposo, poteva qualche volta guarire.
Ma si rimaneva sempre, per bene che andasse tutta l'operazione, con un solo polmone!

 

Quando proveniente direttamente dal servizio militare volontario, Attilio approdò al Sanatorio, in funzione da circa sei mesi , sperava di ottenere grazie al suo bel diploma, almeno un posto di infermiere. Invece fu addetto alla pulizia di porte , finestre e pavimenti con raschietto, stracci , sapone e ammoniaca sotto lo sguardo vigile ed esperto di una delle quindici suore, tutte milanesi, che curavano praticamente il buon andamento dei servizi dell'Ospedale, dalla cucina alla lavanderia, dall'assistenza infermieristica al laboratorio batteriologico e di analisi cliniche.
E si può dire che fu egualmente soddisfatto, nonostante fosse stato tentato a rinunciare a quel posto ottenuto con tanto spreco di raccomandazioni quando qualcuno lo aveva informato che in quell'Ospedale i malati, e non solo i malati, morivano facilmente; anche una suora era da poco volata in Paradiso.
Da bravo napoletano, durante il continuo andare su e giù da una finestra all'altra, spostandosi da una stanza all'altra per espletare il suo lavoro, in breve tempo si attirò la simpatia di tutti : malati, medici e soprattutto infermiere , cioè suore, perchè era molto diplomatico e ci sapeva fare.
Scoprì sogni e pensieri di suore e di ammalati; amori segreti e aspirazioni di medici invidiosi ; un giorno conobbe Suor Carminelda, una buffa monaca grassoccia di circa trent'anni .
Specialista del laboratorio batteriologico e responsabile della farmacia, Suor Carminelda godeva di ampia autonomia nel senso che non era tenuta al rigido rispetto degli orari come le altre suore e poteva restare a piacimento nel suo laboratorio a chiacchierare a lungo con chiunque capitasse a tiro, compreso l'inserviente col quale entrò rapidamente in confidenza.
Un giorno in cui si sentiva particolarmente "spleen", cioè assalita da nostalgica malinconia, gli confidò quasi piangendo che Suora Allegra, una suora molto bella, era morta durante l'operazione di frenicectomia per colpa del Direttore dell'Ospedale il quale, innamorato e ossessivamente geloso, aveva voluto operarla lui personalmente nonostante sapesse proprio nulla di tecnica chirurgica.
-"Ora il suo spirito aleggia tutte le notti davanti alla suite del Professore, al terzo piano." -sospirò- "Suor Allegra era amata ed è morta per amore ! La invidio ! A me nessuno bada, nessuno mi ama.....non sono mica come Suor Allegra.....quasi quasi vorrei avere la TBC.... "
-"Ma che dite mai, suor Carminelda, una sorella importante come voi ², ...con tanto di laurea ! Sapeste quante suore e non solo suore vorrebbero essere al vostro posto !" - cercò di consolarla Attilio.
-"Si, hai ragione, ma che ne faccio della laurea se nessuno mi vuole bene, se nessuno mi ama....sono brutta, ecco che cosa sono!" - erano entrambi in piedi, una di
fronte all'altro e suor Carminelda gli aveva preso familiarmente la mano e lentamente se l'accostava al petto.
Attilio, cresciuto in un ambiente iper-puritano nel quale preti, suore, frati erano considerati esseri non soggetti a desideri terreni come il resto dell'umanità, un po' frastornato pensava "...dove vuole arrivare questa monaca!....mi sembra che stia esagerando a venirmi così addosso...." - ma non poteva certo scappar via così su due piedi; che figura avrebbe fatto ! tentò di risolvere quell' imbarazzante situazione continuando a consolarla:
-"Ma chi l'ha detto che nessuno vi vuole bene ? non siete brutta ! Avete degli occhi così belli che farebbero invidia a qualsiasi donna….." e fece una gaffe : istintivamente, fra una parola di conforto e l'altra, ritirando la mano che ormai suor Carminelda teneva stretta sul proprio seno, le sfiorò il viso come per una carezza.
-"Veramente trovi che i miei occhi sono belli ? o lo dici, per farmi piacere ?" -insinuànte, ora avvicinava sempre più anche il viso al viso di lui, costringendolo in un abbraccio.
-"Lo dico sul serio, sorella, non per farvi piacere" -rispose Attilio, sempre più imbarazzato.
-" E allora non mi chiamare sorella, chiamami Pina, è il mio nome da ragazza. E se trovi che non sono brutta baciami e dimmi che mi ami !"
-"Ma se entra qualcuno e vede l'inserviente non impegnato a pulire il pavimento bensì ad abbracciare e baciare una suora, che cosa succederà?"
-"Non ti preoccupare, a quest'ora non viene nessuno….baciami, su baciami !"
Incredulo, anche se non particolarmente entusiasta perchè Carminelda infagottata nel ridicolo vestito da monaca non sembrava, come si suol dire, una bellezza, costretto contro la parete fra una vetrina ed una scrivania, Attilio rispose alle sue effusioni prima con timorosa indifferenza e poi con meraviglia man mano che scopriva di avere fra le braccia e di baciare una ragazza che, anche se vestita da suora e più vecchia di lui di almeno cinque anni, non era poi…..proprio brutta !
Quell'approccio mattutino, onde evitare pericolose sorprese, si concluse rapidamente con la promessa di ritrovarsi nelle prime ore del pomeriggio quando tutto l'Ospedale riposava.

E fu così, senza alcuna colpa da parte sua, che Attilio a ventidue anni si trovò ad avere per amante una monaca non proprio verginella come ella gli aveva fatto credere e quando in seguito si rese conto che quella relazione non lo impegnava sul piano dei sentimenti nè lo responsabilizzava nei confronti della partner provvide a programmare gli incontri in ore e in luoghi opportunamente studiati di volta in volta per non correre rischi : esistevano tanti locali adatti ; c'era solo la difficoltà della scelta e per lui inserviente era facile trasportare un materasso dal deposito in altre stanze senza dare nell'occhio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Allor che, bramoso, mi fermavo
a ber dalla sua bocca il dolce miele
ed eravamo una persona sola
ella mi sussurrava la canzone
"Sei grande grande grande
come te non c'è nessuno !"
e lentamente, inesorabilmente
il mio cuore invase e la mia mente !
"Non ti lascerò mai mai"
-bugiarda, mi giurava-
e quando del suo miele
più privarmi non potevo,
pena l'inferno della disperazione,
un grigio pomeriggio settembrino,
tranquilla dichiarò :
"Tutto finisce qui"!
Amo l'amore zingaro,
non fa per me l'eterno
come l'intendi tu !"
E al morir già di quel giorno
l'angoscia m'assalì
e la follia, melliflua,
attorno a me aleggiò.
Morii per giorni e mesi
ma ero un morto grande...!
Ma come esprimer ora

la mia follia di allora
con lei nel mio cervello
che insistente incessante ed ossessiva
che sono "grande grande" ripeteva ?!
Prendi un tranquillante"
-un caro amico allor mi consigliò…-
ma il tranquillante vale per i vivi,
io ero bell'e morto...
mi facea sol dormire
e se dormivo
l'ombra di lei
con me pur s'addormiva
e al risveglio,
crudele, incessante, ossessiva:
"sei grande, grande, grande" -ripeteva
per tutto il giorno,
senza mai tacere!
Di Padre Pio un altro amico
un giorno mi parlò
e mi esortò a pregare
ma io son pragmatico,
non credo nei miracoli e non ci feci caso
continuando a pregar lei , non il Beato.
Ma invano umiliandomi implorai
poter alla sua bocca ancora bere
l'ambrosia dolce per non più morir…
Del mio tormento ella godeva ormai !
E allor l'ORGOGLIO mio tanto ferito
si rese un bel giorno pieno conto
che il miele alla sua bocca un dì bevuto
non era miele ma fiele di Giuda
e non per un miracolo
ma sol per raziocinio,
sconfitta l'ossessiva depressione,
l'effigie di una donna senza cuore
dal mio cervello cancellò decisamente.
E libero tornai, felicemente!

 

Il Fantasma

Ossessione!

Il Fantasma

Ossessione!

La scolaresca in gita

Le bariste di Garian

La scolaresca di papà

Una foto un po' annerita...

A Garian, tutti i ragazzi della scuola in una

foto di gruppo. C'è anche mio padre  Antonio Mammone

Le sorelle Elena e Irene Borrelli nel 1949.

Gestivano il bar a Garian.

Noi, Borrelli Elena, la figlia piccola di Cerrone

e la signora Scaccia

L'ambulatorio di Tigrinna del dr. Tripoti,

dove papà ha iniziato a lavorare

Coprifuoco del '69

Comunione di Doris

Anna Caravaggio

Con il parroco

Le grandi amiche

Scuola di Garian

Anna Provenzano

Mostra di pittura...

Io, sulla terrazza del

palazzo Gadzinski,

durante il coprifuoco

con papà Antonio,

Marilena (sin.) e Aurora (io)

e Doris al centro

La migliore amica

di mia madre

 

Mamma e papà con Padre Giuliano Vailati

 

Mia madre Elina e

Anna Caravaggio

 

Mio padre, la maestra Scolart e il bidello Spadaro

 

Anna Provenzano

 

 

...del prof. Venturi

(Istituto Italiano di Cultura)

Aurora (io) e Teresa Zaccaria

il papà di Aurora

A casa del Commendator Macaluso

Durante il coprifuoco del '69

Davanti ad una scuola (Ain-Zara?)

Davanti al bar

In questa foto siamo nella villa del

Commendator Macaluso, ad Ain-Zara.

La seconda bambina da sinistra in basso, sono io (Aurora)

Qui sono io, durante il coprifuoco nel 1969, a Tripoli,

sul terrazzo del Palazzo Gadzinski in Shara Haiti

 

Mio padre Antonio Mammone (col cappello in mano),

insieme ai colleghi del corpo docenti

 

Mia madre Elina Palermo e mia sorella maggiore Doris

al bar di Garian (gestito per un periodo dai miei zii Romanello Giglio e Maria Mammone)

Che ricordi!

La comunione di Fiammetta

Mia sorella maestra

Matrimonio di mia sorella

Mio padre incontra dopo tanti anni uns sua

ex-allieva delle elementari di Ain-Zara: Ada Claut

 

Cattedrale di Tripoli: comunione di Fiammetta Mammone da sin: sin: Sig.ra Vandelli e Gigliola (la figlia), Fiammetta, Aurora Mammone e dietro mamma (Elina Romanello)

La maestra Doris Mammone e la sua scolaresca

a Breveglieri, anni '60

 

Il matrimonio di Filippo Drago e mia sorella,

Doris Mammone, nella cattedrale di Tripoli

 

Mio padre va a caccia

Si balla!

Inserisci il testo qui

In Biblioteca

Anno 1964, papà a caccia ad El-Azizia,

nell'Azienda De Micheli

 

Ballo al circolo inglese Ufficiali a Miani anni '50 

 - Antonio Mammone -

 

Giornata della Dante Alighieri 30 maggio 1964

Premiazione corsi lingua italiana per stranieri

Presidente Avv. Zapponi, segretario Antonio Mammone

In biblioteca, Istituto Italiano di Cultura

Anita De Castro, Aurora Mammone 1968

 

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Lo strabico Economo Tettolone era nei pasticci. Doveva provvedere al collaudo degli attrezzi e degli arredi del Sanatorio già presi o da prendere in carico man mano che arrivavano, con tanto di verbale e le cose andavano troppo lentamente perchè Zardi, l'impiegato di ruolo, che aveva il compito di redigere i verbali non sapeva scrivere a macchina ed era costretto a scrivere tutto a mano perdendo tempo tra una penna deteriorata e un calamaio d'inchiostro pieno di mosche.
I collaudi dovevano, peraltro, rispettare tempi legalmente stabiliti altrimenti si correva il rischio che la fatica di cercare meticolosamente i difetti in un mobile o in un attrezzo, venisse vanificato dalla decorrenza dei termini e non si potesse più ottenere dalla Ditta fornitrice uno sconto sul prezzo o una regalia sottobanco per lui stesso, economo collaudatore abilissimo nel mercanteggiare.
Ma Tettolone conosceva vita e miracoli dei dipendenti a disposizione e notò che un inserviente, Attilio, durante il servizio militare aveva svolto il compito di segretario oltre che di infermiere del Capo del Reparto Osservazione dell'Ospedale Militare. E se aveva fatto il segretario, doveva per forza saper usare quella maledetta "M40" Olivetti ancora mai usata ma che tanto lo aveva impegnato nella vana ricerca di difetti durante il collaudo.
Convocò quindi nel suo ufficio l'inserviente e, con l'occhio destro a guardare fuori dalla finestra e il sinistro mirante il soffitto, fissandolo, cioè, in viso, gli comunicò che aveva deciso di sollevarlo per un po' di tempo dal servizio di inserviente e di utilizzarlo come dattilografo.
-"Per ora starai nell'Ufficio con Zardi e svolgerai i compiti che egli ritiene di doverti affidare per adempiere ai miei ordini" -precisò- "poi, se nel frattempo ti sarai dimostrato bravo e utile, proporrò alla Direzione dell'Istituto di assumerti come impiegato. Ti piace la mia proposta ? Ti piace, eh ?"
Attilio credeva che Tettolone scherzasse, che volesse prenderlo in giro chissà per quale recondito scopo e, guardingo e umile, taceva; poi resosi conto che lo strabicone non scherzava e che si stava aprendo per lui la prospettiva di un impiego consono alle sue aspirazioni, si affrettò ad assicurargli che si sarebbe dedicato al nuovo incarico con animo grato verso di lui, il signor economo, impegnando le sue capacità di dattilografo provetto con tanta buona e disciplinata volontà ( ! ! ! ! )
Si stava rendendo conto, il giovane inserviente, che in quel mondo in cui era appena entrato la capacità di vendere fumo e di leccare un po' i piedi del potente rappresentava la "conditio sine qua non..." avrebbe potuto... camminare !
Il giorno seguente, mollati stracci e spazzoloni a suor Richetta, la Madre Superiora delle suore, si stabilì nella grande stanza che serviva da Ufficio ponendosi a disposizione di Zardi il quale si dichiarò soddisfatto del provvedimento adottato da Tettolone commentando :
-"Finalmente s'è accorto che non si possono scrivere e riscrivere e correggere e ricorreggere a mano decine di verbali al giorno!" e per tutta la mattinata restò ad osservare l'ex inserviente che scriveva a macchina senza neppure guardare la tastiera.
Tutti furono contenti e soddisfatti di quella soluzione : Tettolone perchè poteva risolvere i suoi problemi di collaudo senza chiedere altri impiegati e dimostrare ai vertici dell'Istituto le sue grandi qualità di economo; Zardi perchè non solo si liberava di un lavoro noioso non proprio degno di lui impiegato di concetto ma, da bravo toscano senza peli sulla lingua, considerando il suo nuovo aiutante un innocuo testimone, poteva anche impunemente commentare ironicamente i difetti di costruzione dei mobili e di funzionamento degli attrezzi così come li aveva rilevati e descritti Tettolone pro-tasca sua più che pro-Amministrazione dell'Istituto; Attilio perchè di punto in bianco aveva fatto un notevole salto di qualità nel campo dell'impiego: da inserviente a, nientepopodimeno, dattilografo.

Non fu soddisfatta, invece, suor Carminelda la quale nel nuovo incarico di Attilio vide un intralcio ai loro incontri chè una cosa era che l' inserviente armato di tutto l'occorrente per la pulizia andasse tutti i
giorni in Laboratorio e si trattenesse a lungo, un'altra, non giustificabile, che il dattilografo lasciasse la sua macchina da scrivere per andare a chiacchierare con la dottoressa farmacista. Ella stava diventando gelosa e non voleva perderlo di ….vista ! Non si accontentò delle assicurazioni di Attilio che nulla sarebbe cambiato nei loro rapporti e si ripromise di fare qualcosa per ovviare alla nuova situazione .


 

La sera, quando gli appuntamenti con la monaca amante lo consentivano, Attilio si recava al "Cinema delle Palme" a circa due chilometri dal Sanatorio, in compagnia dell'autista col quale divideva la stanza nella dépendance e che più volte lo aveva invano invitato, a visitare , come tutti i giovani della loro età, le ben note "Maisons" di Sciara el Baz e Zenghet el Buras, abitate da belle compiacenti ragazze a pagamento italiane, arabe ed ebree. E non sapeva spiegarsi il perchè, l'ingenuo autista.
Tutto procedeva con il solito tran-tran.
Poi, una mattina, come si era proposta, suor Carminelda si presentò, candida candida, da Tettolone e gli chiese, tout court, un aiutante per metter ordine in farmacia e in laboratorio ben sapendo, la furba, che se la sua richiesta, come sperava, fosse stata accolta l'impiegato scelto sarebbe stato ineluttabilmente Attilio: fra il personale del Sanatorio non c'era nessun altro che potesse espletare quel servizio.
-"Io da sola non ce la faccio, Signor Economo; assegnatemi qualcuno anche per un'ora al giorno che sappia tenere un registro di carico-scarico delle medicine e che coordini i vari esami di laboratorio... mi sto rovinando gli occhi sul microscopio, non posso distrarmi con le scartoffie e i registri....per rispetto a voi che siete così buono non ho ancora detto niente al Signor Direttore professor Riquò che è tanto buono anche lui...."-
Puntava sulla gelosia di....comando, la suorina, e intanto memore degli apprezzamenti di Attilio, lanciava vezzose occhiate, fra timidi battiti di palpebre.
Ottenne quanto richiesto. Infatti, il giorno seguente, Tettolone raggiunse Attilio impegnato alla macchina da scrivere e gli ordinò:
-"Da domani, tutti i pomeriggi, dopo aver finito il lavoro che nella mattinata Zardi ti avrà assegnato, sempre per mio comando, ovviamente, andrai in Farmacia e ti metterai a disposizione di Suor Carminelda per impiantare e tenere un registro di carico-scarico dei medicinali e per altre incombenze che la stessa dottoressa ti affiderà. Basterà qualche ora nel pomeriggio, io credo. Comunque, quando in Farmacia non c'è più nulla da fare tornerai alla tua macchina da scrivere. Va bene? Hai capito?"
-"Si, come voi comandate, signor Economo".


 

Trascorse qualche mese e Attilio cominciò a rendersi conto che la sua relazione con la monaca amante stava diventando pericolosa sia perché ella si dimostrava sempre più imprudente sia per i discorsi durante i quali manifestava gelosia, quasi volesse impegnare il loro futuro. Una sera, dopo il solito incontro, lo trattenne umile e accattivante:
-"Attilio, se non ti arrabbi ti voglio chiedere una cosa..!, Promettimi che mi perdoni e poi ti dirò..."
-"Ma se non so di che si tratta, come faccio a promettere?"
-"Non fa niente, se mi vuoi bene devi promettere lo stesso!"
-"Va bene prometto ...."- Attilio non vedeva l'ora di sbrigarsi chè quella sera doveva andare al Cinema ed era già tardi.
-"Se si venisse a sapere della nostra relazione, -mormorò contrita Carminelda- tu mi sposeresti ?"
Incredulo Attilio, restò a bocca aperta, poi col rischio di farsi udire da qualcuno nelle vicinanze urlò :
-"Ma sei pazza ? E come faremmo a sbarcare il lunario io inserviente licenziato e tu monaca spogliata ? Ti ho detto mille volte che dobbiamo essere prudenti, molto prudenti....e tu hai promesso. Ora che ti salta in mente ?"
-"Perdonami, perdonami, Attilio....sarò prudente ma ….vedi, non so come dirtelo…. Il fatto è,,,,, che ho confessato a Padre Nicola che sono innamorata...non potevo continuare a prendere la Santa Comunione in istato peccaminoso, per forza dovevo confessarmi, tu mi capisci..... vero, amore ?"
Attilio si sentì cadere addosso il mondo, i suoi sogni, i suoi progetti : se Padre Nicola avesse informato Suor Richetta, la Superiora, e questi quel bigotto del Prof. Riquò, addio impiego, addio posto di dattilografo di ruolo !
-"Sei proprio scema. E gli hai detto anche da chi ti fai scopare ?" -si informò .
-"No, confessato semplicemente che provo un grande sentimento profano per un giovane impiegato. Ma non temere, Padre Nicola è rimbambito e a quest'ora non ricorderà più niente". -tentava di minimizzare, suor Carminelda.
-"Sei sicura di non aver fatto nomi ? -chiese ancora Attilio, speranzoso.
-"No, no stai tranquillo. Vedrai che non succederà nulla; alla prossima confessione se Padre Nicola mi interrogherà dirò che sono pentita" - assicurò.

 


 

Attilio conosceva Padre Nicola, il vecchio francescano O.F.M. Cappellano del Sanatorio che lo aveva più volte agganciato per parlargli della sua Patria, l'Albania, e per ripetere tutto contento che il "nostro" Duce era stato bravo a scacciare quel ladro di Re Zogu e di offrire la corona a Sua Maestà Vittorio Emanuele Terzo che così era diventato oltre che Re d'Italia e Imperatore d' Etiopia, anche Re d'Albania.
Padre Nicola era nazionalista ad oltranza, accomunando in un amore sviscerato la propria Patria di origine e quella di adozione, l'Italia. Amava le due Nazioni con la stessa intensità infervorandosi più del normale quando si trovava a confutare le opinioni dei medici, in special modo del Dottor Rovato, quarantenne, che si dava arie di esperto in politica internazionale essendo stato per due anni emigrato in Germania.
Spesso esagerava e qualcuno rideva di lui; ma una cosa è certa: egli non era rimbambito come suor Carminelda riteneva.
Ovviamente, per il suo ministero, girava tutti i giorni per l'Ospedale soffermandosi con malati, infermieri, eccetera. Una mattina entrò nell'Ufficio di Zardi e dopo una breve chiacchierata con questi, sedette vicino alla macchina da scrivere ad osservare Attilio dicendosi affascinato da quella sua rapidità di battuta dei tasti. Poi chiese dove aveva imparato a scrivere così bene, quanti anni aveva, se i suoi famigliari si trovavano in Libia o in Italia... con una curiosità mai dimostrata prima. Altri giorni, in seguito, entrò e si fermò a parlare con Zardi e a guardare Attilio che continuava a scrivere a macchina, e Zardi commentò:
"Attento hollega, temo 'he Padre Nihola vuole imparare a scrivere a macchina per rubarti il posto!"
Ma Attilio non era in vena di battute umoristiche: ogni attacco di tachicardia; quando poi una mattina, dopo la Messa, lo vide intrattenersi a parlare animatamente con Suor Richetta nella hall dell'Ospedale e poi entrare nell'Ufficio dell'Economo, la sua "coda di paglia" diede per scontato che il posto di dattilografo e anche di inserviente stava per saltare e rimase col batticuore per almeno venti minuti, per tutto il tempo, cioè, in cui Padre Nicola rimase nell'ufficio di Tettolone.
Poi lo vide uscire sorridente e si tranquillizzò; e già si stava convincendo che le sue ansie e le sue preoccupazioni erano esagerate quando lo strabico ragioniere lo chiamò e, senza alcuna spiegazione, gli comunicò che l'incarico di tenere il registro delle medicine e delle analisi era annullato e che pertanto non doveva mai più metter piede in farmacia nè in laboratorio, e concludendo :
-"Spero per il tuo bene di non doverti rimandare a fare l'inserviente !"
Attilio non seppe che dire, uscì come un cane con la coda fra le gambe, sollevato, malgrado tutto, dal timore di un licenziamento in tronco.

 

 


 

Ansiosa e irrequieta, suor Carminelda contava il trascorrere dei minuti e, quando fu certa del sonno profondo e tranquillo della consorella nel letto gemello, seppe che era l'ora e silenziosamente scese dal suo giaciglio; cauta uscì nel corridoio.
Se l'onnipresente madre superiora o qualche altra suora l'avessero sorpresa a passeggiare in quell'ora tarda era pronta ad entrare nel gabinetto da bagno accusando cattiva digestione.
Era già successo e tutti sapevano ormai che Suor Carminelda, poverina, aveva lo stomaco sofferente.
Tutto l'Ospedale dormiva.
Si avviò verso il pianerottolo di divisione della "zona clausura" dalla "zona medici". Si fermò attenta ad ascoltare, a scrutare nei due corridoi, poi decisa infilò le scale e rapida scese al secondo piano.
L'ala destra del secondo piano era inagibile ma alcune stanze venivano utilizzate quali locali di sgombro e deposito di materassi , coperte, reti e spalliere di letti pronti per essere utilizzati non appena tutto l'Ospedale fosse in condizione di operare pienamente. Suor Carminelda, leggera e rapida come un fantasma nel buio appena schiarito da una piccola luce rossa di emergenza vicino al telefono appeso alla parete e dai raggi di luna filtranti attraverso le veneziane delle grandi vetrate sgattaiolò nella prima stanza vicina alla rampa di scale, e riaccostò silenziosamente la porta.
Attilio l'aspettava impaziente; quell'incontro notturno doveva essere l'ultimo; dopo l'evidente avvertimento di Tettolone, aveva deciso di troncare definitivamente la loro relazione.
-"Infatti -pensava- Padre Nicola ha per il momento espresso a Tettolone solo qualche considerazione in merito all'opportunità di consentire ad un giovane impiegato di stare a contatto di....gomito con una suora anch'essa giovane; ma in un secondo tempo, d'accordo con Suor Richetta, potrà anche sollecitare più gravi provvedimenti..... Padre Nicola non è affatto rimbambito e non vale la pena rischiare un prezioso posto di lavoro che mi potrà garantire un futuro decente !" Intanto però per l'ultima volta egli doveva fare il suo dovere e ...il suo piacere.-
La prese fra le braccia e la depose sullo stretto materasso che aveva provveduto a stendere sul pavimento. Questa volta non faticò come la prima volta a liberare le sue grosse mammelle dal complicato reggiseno nè opposero eccessiva resistenza i non meno complicati lacciuoli delle speciali mutande monacali. Carminelda ormai aveva fatto esperienza e provvedeva in anticipo a semplificare l'operazione "spogliarello" arrivando pronta e fragrante all'appuntamento trisettimanale.

 


 

Il dottor Craruso, il medico più cretino dell'equipe del Sanatorio ritornava al suo alloggio dopo aver inutilmente tentato per tutta la sera di convincere Laila, la padrona dell'unico bar di "Porta Benito", a farsi scopare.
Era nervoso e rimuginava nella sua mente alla ricerca di nuovi metodi di approccio alla bella ma difficile Laila.
Si accinse a salire le scale verso il suo alloggio; non usava mai l'ascensore, per prudenza, diceva; sul pianerottolo del secondo piano , vedendo la spia luminosa del telefono appeso al muro pensò di fare una sorpresa a Laila e di testimoniarle il suo amore anche per....filo. Chissà, forse questa trovata poteva scongelare i sentimenti della bella.
Si attaccò all'apparecchio e cominciò a parlare a tutta birra: oltreché cretino era anche gran parlatore, spesso logorroico.

 



 

I due colombi sul materasso nella stanza quasi buia, solo illuminata dalla fioca luce lunare, a non più di tre-quattro metri di distanza, si strinsero più stretti e attesero che Craruso finisse le sue dichiarazioni d'amore telefoniche; ma il tempo passava e Suor Carminelda cominciò a preoccuparsi : se tardava molto e rientrare era possibile che la sua assenza fosse notata non solo da suor Virginia la vicina di letto ma anche dalla Madre Superiora che soffriva d'insonnia e spesso si alzava nel cuore della notte per controllare che le sue "figliole" riposassero bene, senza grilli per la testa.
-"Cosa facciamo, Attilio ?" -sussurrò- "Non posso uscire, questo è quell'impiccione di Craruso, lo senti ? E se entra ? Se ci scopre io sono bell'e fritta...e tu amore dovrai sposarmi per forza?"
-"E io prima ti strozzo !" -Attilio si sentiva gelare ma non aveva scusanti per essersi lasciato impigliare in quel ginepraio nè rimedi immediati per uscire dall' impasse. Suor Carminelda pensò di trasportare qualche materasso a barricare la porta ma egli si oppose :
-"No, anche il più lieve rumore può insospettirlo!"
Poi sempre attenta a che non trapelasse il pur minimo suono, ella gli confidò un piano che aveva in mente e sorniona lo invitò :
-"Intanto baciami, baciami ancora forte chè se poi non avrà ancora smesso di parlare... saranno cavoli suoi!"
E soddisfatto il secondo assalto dell'eroico inserviente, si alzò lentamente, le braccia aperte in croce, con le mutande e il reggiseno svolazzanti fra le mani, bianca e fantasmagorica nella lunga camicia da notte, aprì la porta e si spinse nel corridoio emettendo un lungo lamento .
La luna s'era nascosta dietro gli alti eucaliptus del parco e il corridoio adesso era appena schiarito dalla incerta luce di emergenza che deformava le immagini, Craruso si voltò e vide qualcosa di surreale venire verso di lui; il telefono gli cadde di mano e mentre urlando si precipitava per le scale mise un piede in fallo e rotolò fino al pianerottolo sottostante.
Nella caduta non riportò gravi lesioni ma i soccorritori accorsi alle sue urla dissero, il giorno dopo, che aveva gli occhi sbarrati, e aveva perso l'uso della parola, solo ripetendo: "Là, là, Suor Allegra " indicando col dito la cima delle scale.-

 



Fu così che Craruso diventò famoso e tutti nei giorni seguenti facevano a gara per ottenere più precise notizie del fantasma che aveva visto da vicino. Altri, si diceva, l'avevano visto, quel fantasma, errare nei lunghi corridoi del terzo piano, ma da lontano, non così da vicino come il fortunato dottor Craruso il quale, fesso fesso, seppe approfittare dell'improvvisa popolarità e, non so con quale pratica conclusione, diventò di punto in bianco, da corteggiatore pazientemente sopportato ad amico inseparabile della bella Laila.
 

*****
 

Ad Attilio invece non andò altrettanto bene perchè Tettolone, quella stessa mattina lo chiamò nel suo Ufficio e gli chiese come mai anche lui che dormiva nella dépendance, praticamente alle spalle del Sanatorio, lontano dal luogo dell'incidente, era accorso agli urli di Craruso.
Si giustificò dicendo che quella sera era andato al Cinema e stava proprio rientrando quando aveva sentito un certo frastuono provenire dall'ingresso del Sanatorio, si era precipitato per scoprirne il motivo e aveva visto qualcuno che prestava soccorso al dottore e indicava un fantasma in cima alle scale :
-"Io, però, l'ho visto solo di sfuggita, di spalle." -concluse.
Ma Tettolone era sì, strabico ma non affatto scemo e gli fece questo discorsetto :
-"Le spalle di chi ? Del fantasma ? Senti bene, la storia del fantasma la puoi dar da bere a Craruso non a me che son romano di antico pelo. E i romani, se tu non lo sapessi, di cose inverosimili aut similia veri, ne hanno viste tante attraverso i secoli e ora non credono più a niente." (Amava spesso fare sfoggio di latino e di cultura storica, il guercio!) - e continuò:
-"I lunghi discorsi, i giri di parole di Padre Nicola che davano a pensare a monache ingenue e a giovani dipendenti che si aggiravano senza alcun motivo in posti dove non dovevano essere mi avevano fatto sorgere qualche dubbio. Ora ho capito. E tu, hai capito ? O devo fare anche i nomi. No, non voglio fare nomi, nè andare oltre con questo discorso. Ti voglio dire soltanto che tu, oggi stesso, mi scriverai una lettera di dimissioni. Se non la fai, la lettera te la invierò io: licenziamento in tronco per scarso rendimento e tu non troverai più un posto nè di inserviente e neppure di spazzino per i prossimi dieci anni, chiaro ?".

 

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Note:
¹ In quel tempo non si perdeva occasione di intitolare strade e luoghi caratteristici al nome di Mussolini, "Benito".
² La politica fascista di italianizzazione della lingua aveva vietato il pronome allocutivo "lei" e per rivolgersi a persona senza rapporti di familiarità, era giocoforza usare il "voi"