Una pagina per... Ada CLAUT - Le foto e i ricordi incancellabili della nostra memoria, della nostra vita in Libia. Il sudore dei nostri cari sparso tra le zolle di una terra sempre amata...

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Ada

CLAUT

gallery/come eravamo
Le testimonianze, attraverso le foto, della nostra vita in Libia...
gallery/i documenti
...tutto ciò che per noi ha un valore simbolico e perciò inestimabile!

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PROTOTIPI

gallery/schegge

Tigrinna 14 settebre 1950

Tigrinna 20 novembre 1958

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Ricordo della S. Cresima,

nella chiesa del SS. Crocifisso.

Ecco il certificato del mio matrimonio,

sempre nella chiasa del SS. Crocifisso.

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Tigrinna 14 settebre 1950

Tigrinna 20 novembre 1958

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Ricordo della S. Cresima,

nella chiesa del SS. Crocifisso.

Ecco il certificato del mio matrimonio,

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e continue modifiche
gallery/anigif-attenzione

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UN SOFFIO DALLA MIA LIBIA…

 
Mi abbandono allora ai ricordi e improvvisamente mi ritrovo sotto la sua fresca ombra che dona ristoro a piccoli e grandi nelle ore più calde e infuocate del giorno. Nella giusta stagione, accoglie i raccolti di uva straordinariamente zuccherina che dopo poche ore già emana il suo tipico profumo di mosto; alla vendemmia si alterna la raccolta di svariati tipi di corpose mandorle e di gustosi e profumati agrumi. Quando il giorno cede il passo alla notte, la tamerice si trasforma in manto impermeabile alla rugiada e dona la sua protezione ai vari raccolti di stagione.
Chiudo gli occhi e nel “Libro della Memoria” cerco il GRANDE albero di Suani Ben Adem, la TAMERICE che troneggia davanti alle tre abitazioni, strette una all’altra, come difesa sicura agli abitanti.
La guardo come si osserva un amico cercato e ritrovato improvvisamente… sì, C’E’ TUTTO!!! La rivedo lì, maestosa, unica, con grandi e lunghi rami. Il tronco rugoso, segnato dal tempo, lascia trapelare l’età non più giovane.
gallery/foglia3
Di sera gli adulti, sotto i suoi rami, si attardano a raccontarsi il loro “Quotidiano”, intriso di fatica, qualche preoccupazione e tanta serena solidarietà, mentre noi bambini ci rincorriamo giocando a “nascondino” o, con i vecchi cerchioni di biciclette e un bastone, ci trasformiamo in piloti di auto veloci…
CHI E’ PIU’ FELICE DI NOI !?!?!
Lisa, dove sei? Dai giochiamo ancora un po’… No, mamma mi chiama... è buio…ho paura! Non ti preoccupare, ti accompagno io. Già, ma chi accompagna te?...
Facciamo così: tu mi guardi e io corro! E con il cuore in gola, per la paura, corro a casa gridando: ”Mamma!... Mamma!…” mentre Lisa da lontano mi saluta e chiude la porta.
Il turbinio di ricordi si sta trasformando in nostalgia della vita sotto il grande albero che con i suoi lunghi ed estesi rami delinea lo spazio che spontaneamente si trasforma in piazza, la nostra piazza. La piazza degli incontri, degli scambi, dei giochi, del lavoro… della VITA!

Ada Claut

21 giugno 2014
gallery/foglia4
Si va avanti a giocare fino agli ultimi sprazzi di luce del giorno, poi stanchi ci “accoccoliamo” sulle ginocchia morbide della paziente mamma e ci abbandoniamo ad un riposo tranquillo che continuiamo, portati in braccio, nel nostro letto con lo scricchiolante materasso di  foglie di mais.
Il silenzio regna!!! Prima di abbandonare i ricordi do un ultimo sguardo alla grande chioma dell’albero e intravedo il fiasco, avvolto da pezzi di sacco bagnato , che mio papà appende ogni sera ad un ramo per avere l’acqua fresca…non c’è il frigorifero, non arriva la corrente; Il lume a petrolio ci accompagna in ogni stanza e la sua luce, proiettando le ombre sul muro, avvolge ogni cosa di mistero.
Insisto a guardare tra i rami, cerco i suoi occhi inquietanti ,dove li ho incrociati la prima volta, ma non li vedo…si sarà mimetizzato con la notte, il CAMALEONTE!
Tutto tace, ma i ricordi insistono, vogliono riprendere vita e cercano, cercano i volti e le voci…

I nostri ricordi intrisi di profonda nostalgia, così come vengono alla penna... spontaneamente!

LA MIA MEMORIA “A BRIGLIE SCIOLTE”

I LUOGHI

 

Oggi, forse sono più fragile di altri giorni o forse più forte e più “viva” che mai, sento che devo lasciare libere “le briglie” della memoria: sapori, suoni, profumi, immagini si susseguono in un turbinìo che lascia poco spazio alla ragione. E’ il cuore che manda messaggi intrisi di forti emozioni… eccoli i ricordi di quella terra LASCIATA ma MAI ABBANDONATA: la Libia!

SUK el  GIUMA di te non ho ricordi d’immagini, per te e per SIDI MESRI ho gratitudine per avermi dato la ”benvenuta” su questa terra.

Di te MIANI, ricordo il lungo viale di alberi di eucalipto che portava fino a Tripoli e che ogni giorno percorrevo, accompagnata dal mio papà in calesse, per raggiungere l’asilo gestito dalle suore, dove ho iniziato a scoprire “il mondo dei perché” dei bambini. ­

­Lì, infatti, ho iniziato a sviluppare la fantasia e la creatività. Di quel periodo conservo ancora un porta ritratto, a forma di stella con l’immagine di una Madonna. Ricordo il carrubo nel cortile della scuola con i suoi dolci frutti e dove, per una marachella, sono stata legata a un suo ramo… Care suore, non ricordo perché ho meritato quel castigo ma ricordo che non sono rimasta ad aspettare di essere slegata da voi. Mi sono ripresa la libertà slegandomi da sola e, a vostra insaputa, con piena incoscienza mi sono inoltrata, sfidando i pericoli, nel lungo viale fino a raggiungere l’azienda Nicolini dove si trovava la mia casa e dove la mia mamma sorpresa e incredula si chiedeva cosa potesse essere successo.

­MIANI, “terra” fertile. Mi rivedo tra gli alberi rigogliosi e generosi di squisita frutta. Le mani esperte di mio papà avevano ottenuto, con particolari innesti e con anni di anticipo rispetto al tempo in cui sono diventati frutti comuni, i primi mandaranci, limoni “dolci,” nespole eccezionali… lì ho imparato a raccogliere e a mangiare i fichi d’india senza riempirmi di spine: all’apice di una canna di bambù veniva posto e fissato un barattolo   che doveva incastrare

gallery/mio padre nel frutteto a mianig

Il mio papà Vincenzo

 

 

nel nostro frutteto a Miani...

Poco dopo, due suore, preoccupate e dispiaciute per l’accaduto, vedendomi tirarono un respiro di sollievo e con uno sguardo di rimprovero e un forzato sorriso mi dissero: ”Non farlo più!”. Nascosta dietro la mia mamma, dentro di me, rispondevo: ”Però… anche voi!”

gallery/io a cinque anni, mentre colgo un frutto a mianig

Io a 5 anni mentre colgo un frutto

 

 

nel nostro frutteto a Miani...

il frutto e con un colpo secco staccarlo

gallery/miani un gruppo di ragazzeg

MIANI - Un gruppo di ragazze

 

 

tra le quali le mie due sorelle...

dalla brattea, poi  nell’acqua veniva spazzolato per perdere le spine e infine con  coltello  e  forchetta sbucciato  e  gustato. La frutta coltivata a Miani è rimasta nella mia memoria olfattiva e gustativa per la particolarità dei sapori… mai più riprovati!

gallery/foglia5

Una strada sterrata, coperta di mallo di mandorle, era il tratto che portava da quella principale, Tripoli - Garian, a casa mia nell’Azienda Paloschi, a qualche chilometro dal centro di Suani.

Una grande Azienda agricola con agrumi di ogni tipo, coltivazione di mandorle, gelsi, ortaggi vari e abbondanti raccolti di grano, orzo, uva, questo era l’ambiente attorno alle tre abitazioni unite e occupate dalla nostra famiglia, da quella di Peppino Luciani e da un anziano che abitava da solo perché le sue figlie lavoravano e abitavano a Tripoli.

Noi bambini avevamo tanto tempo per sognare, fantasticare… GIOCARE. I nostri giocattoli erano gli alberi, la sabbia, i sassi, gli animali, gli oggetti e gli indumenti smessi dagli adulti e … perfino le nuvole! Quanta creatività e quanta sana e serena allegria ispirava i nostri giochi: ritengo che i due anni trascorsi a Suani abbiano messo le basi per formare il mio carattere e l’ottimismo sostanziale che ha sempre accompagnato la mia vita. Mi rivedo ruzzolare sulla duna dalla sabbia bollente e sento ancora il solletico che mi procurava i suoi granelli, scorrendo tra le dita dei piedi che erano sistematicamente scalzi e nudi.

SUANI BEN ADEM

 

Come dimenticare il silenzio di certi momenti trascorsi a sognare ad occhi aperti con il naso che sembrava toccasse il cielo, dove le nuvole si animavano e diventavano draghi, angeli, monti… tutti i personaggi che la fantasia del momento suggeriva: altro che cartoni animati o giochi elettronici inventati da adulti! Lì eravamo noi a interagire con le cose e gli animali e, con la fantasia, a creare con poco il nostro divertimento. L’ESSENZIALITA’ come valore di vita, l’ho imparato durante l’infanzia trascorsa in Libia.

gallery/la mia famiglia con la famiglia lucianig

La mia famiglia

 

 

e la famiglia dei nostri vicini, Luciani...

Gli adulti con le loro occupazioni ci aiutavano a vivere le giornate in modo attivo: eravamo spettatori attenti e interessati quando vedevamo preparare la legna che sarebbe diventata carbone o quando avveniva la trebbiatura o la raccolta delle mandorle che richiedeva la sbucciatura del mallo. In quell’attività i bambini erano invitati ad aiutare gli adulti che poi li avrebbero ricompensati con qualche soldino. Con le prime poche monete che anch’io ho guadagnato, ho  potuto  comprare  la mia prima collanina  di

vetro, color amaranto, da un venditore ambulante, passato per caso davanti alla nostra casa. Quella collana mi ha fatto sentire grande (avevo forse poco più di sei anni) non solo perché la indossavo, ma perché in quel momento ho capito l’importanza del lavoro: guadagnando potevo esaudire i miei desideri. Più tardi ho capito anche che è importante per realizzare la propria dignità. 

 Per noi bambini giocare era anche imitare gli adulti nelle loro varie attività quotidiane. La  frase  che  ripetevamo  più  spesso era: ”Facciamo finta di … “ e ci improvvisavamo a

gallery/al centro mio papà, a sx peppino luciani e a dx alì, un aiutante di mio padreg
gallery/mio papà con grigio, il suo cavallo preferito e zorro, il nostro caneg

 fare di tutto, dal fingere di fare il pane con acqua e sabbia, al passare la spazzola al cavallo… che non sempre la  gradiva  e  una volta  me  l’ha fatto capire con un bel calcio sull’addome che mi ha lasciato tramortita per un po’… sì, spesso ci si metteva nel pericolo. Una volta sono stata inseguita da un toro al quale avevo tirato un po’ troppo la coda, pensando di farlo spostare da dove si trovava. Un’altra volta, un tacchino da me stuzzicato e preso in giro, si è vendicato  beccandomi un piede, dove mi ha lasciato il segno e l’insegnamento che anche gli animali possiedono una loro dignità e devono essere rispettati.

Altro gioco passatempo erano le gare ad arrampicarsi sugli alberi per improvvisate merende a base di more di gelsi,di mandorle e  di  altri   frutti,  diversi   per  ogni

Al centro, mio padre Vincenzo, a sx Peppino Luciani

­

Le mie due sorelle maggiori e

 

 

a sinistra, Wanda Luciani.

Mio papà con Grigio, il suo cavallo preferito

 

 

e Zorro, il nostro cane.

 

e a dx Alì, un aiutante di mio padre.

stagione, compresi i datteri che appena colti hanno un sapore completamente diverso: da quando siamo in Italia, non li ho più mangiati e devo accontentarmi di quelli seccati e conservati.

A Suani ho frequentato la classe prima e parte della seconda elementare.  Ripenso  al  primo  quaderno con la copertina nera e il

bordo rosso riempito di aste ///////////, puntini::::::::……, curve((((((((( e greche \\\\----____|||| (adesso si chiamano esercizi di Prè-scrittura). La prima parola letta e scritta da me è stata RAMARRO: ricordo ancora l’immagine di quel rettile, a me sconosciuto fino a quell’istante, di un bel verde smeraldo che occupava la prima pagina del mio primo libro di lettura. Naturalmente anche a quei tempi il momento più bello della giornata scolastica era la ricreazione fatta all’aperto, in cui consumavamo gioiosi la nostra merenda: per me, di solito pane e frittata e un’arancia o un mandarino. Dopo merenda avevamo ancora un po’ di tempo per qualche gioco libero, poi si ricominciavano le lezioni con il dispiacere di aver lasciato, secondo noi troppo presto, la nostra attività preferita. Il tragitto casa/scuola, avveniva con il calesse trainato da Grigio, un cavallo di razza araba docile solo con mio papà; o con il carro dell’Azienda trainato da Stella una bellissima cavalla con una stella bianca in fronte. Con il carro che ci accompagnava a scuola, saltuariamente, si facevano le scorte di acqua potabile (in grossi bidoni), o di alimenti (zucchero, farina, tonno…). Lungo il cammino ero solita osservare e “fare scorta” d’immagini, suoni, profumi…, mentre percorrevamo la strada asfaltata che sprigionava calore e odore di catrame. Il  fruscio  delle  foglie  di

gallery/a sx mia sorella con “nenella” lucianigcornice

A sx. Mia sorella con "Nenella" Luciani

 

eucalipto, mosse dal ghibli, accompagnava il dondolio del carro fino alla scorciatoia sterrata, dove il dondolio si trasformava in sballottamento, ma ci permetteva, attraversando il mandorleto (spettacolare quando era in fiore), di accorciare i tempi per arrivare a casa e, con l’urgenza di andare a giocare, “divorare”  in fretta tutto ciò che la nostra mamma aveva pazientemente e

 con cura preparato per il pranzo. Qualche volta mi piaceva andare a mangiare da Lisa Luciani (mia compagna di giochi e vicina di casa) gli spaghetti alla chitarra, fatti dalla sua mamma secondo una tradizione abruzzese e che condiva con un sugo leggermente piccante molto particolare, che lasciando Suani non ho più assaporato perché non era nelle abitudini gastronomiche della mia famiglia.

Tra i ricordi spicca anche l’immagine di Zorro, il nostro cane buono e paziente. Con lui potevamo sentirci tranquilli, ci seguiva e ci difendeva da pericoli di ogni genere, anche dagli scorpioni, neri o bianchi, presenti un po’ dappertutto con il loro morso letale.

Penso che, a questo punto, debba mettere un freno alla memoria perché sono troppi i ricordi che si affacciano. Penso a Her e Bàscera una coppia di sudanesi, marito e moglie, fedeli aiutanti di mio papà. Il dottor Paloschi, proprietario dell’Azienda, il quale aveva grande stima di mio padre per come svolgeva il lavoro e al quale mostrava grande fiducia quando si assentava per i lunghi periodi che trascorreva in Italia; infine la moglie Regina, alla quale portavo spesso mazzi di fiori, in particolare le Zinnie perché a lei piacevano molto ed io ero felice perché era bello sentirmi dire: “Che meraviglia, grazie Ada!”

gallery/le mie sorelle e wanda lucianicornice

A questo punto, tutto il “RESTO” dei miei ricordi di Suani ritorna nello scrigno della memoria e da lì usciranno solo quando avrà un senso ricordare e cioè non per nostalgia, ma per farne dono a chi saprà apprezzarne il valore al di là del tempo. 

Ada CLAUT

15 luglio 2014